LA BASILICA DI S. RITA

La prima pietra dell'attuale Santuario venne posta il 20 Giugno 1937 dal cardinale Enrico Gasparri; la chiesa fu consacrata il 18 Maggio 1947 ed eretta a Basilica da Pio XII il 1 Agosto 1955. Il progetto originario di mons. Spirito Chiapetta fu in seguito modificato da G. Calori e G. Martinenghi.

 

ESTERNO DELLA BASILICA

Esternamente la Basilica è rivestita in bianco travertino di Tivoli. Sulla facciata in alto; sopra la croce sorretta da sei angeli è scolpito in lettere latine A.D. MCMXLIII (1943) l'anno in cui fu finita. Sull'architrave sopra la porta di ingresso è il saluto alla santa "Salve Rita vas amoris, sponsa Christi dolorosa / tu de spinis Salvatoris pulchra nasceris ut rosa". Salve Rita vaso d'amore sposa di Cristo dolorosa / tu dalle spine del Salvatore bella nasci come una rosa.

 

 AI FIANCHI DEL PORTALE

Eros Pellini ha scolpito 10 episodi della vita della santa; guardando dall'alto a sinistra:

1. Rita con le api

2. Rita insegna ai figli a pregare 

3. morte del marito   

4. ingresso al monastero

5.prova dell'obbedienza

6. Rita suora dona il pane ai poveri

7. Rita riceve la stimmata

8. il pellegrinaggio a Roma

9. le rose e i fichi in inverno

10. il transito.

Sulla sinistra della facciata, dietro il bel cancello in bronzo,vi è il portale dell'antica chiesa (1577) della Beata Rita,dove nel passato era venerato il corpo della santa; di essa restano solo questo portale e alcuni altari.

 

 

 

INTERNO DELLA BASILICA

 

L'interno, a croce greca, è costituito da una cupola centrale e 4 grandi absidi. Le colonne sostengono il matroneo riservato alla preghiera delle contemplative agostiniane. Lungo le pareti, ad altezza di uomo, in pannelli di marmo bianco, è la bellissima Via Crucis del Pellini. Il grande pulpito in noce, ben visibile, è dello scultore Emilio Monti, mentre al centro della basilica per terra sul pavimento è lo stemma di Pio XII in marmi policromi. Tutto l'insieme dà un'impressione di vivacità; è una chiesa piena di luce e di colori, ma con un alone di misticismo.

 

BASILICA - ZONA CENTRALE

La cupola con la colomba, simbolo dello Spirito Santo, e la gloria dei santi agostiniani è del fiorentino Luigi Montanarini. La composizione è continua e va dalla lanterna, alle vele, ai piloni; copre una superficie di circa 300 metri quadrati ed è dipinta a vero fresco. Nelle vele in mezzo a gruppi di angeli dalle vesti variopinte, si notano S. Rita, S. Agostino, S. Chiara da Montefalco, S. Nicola da Tolentino, Beato Simone da Cascia, S. Giovanni da Sahagùn, Beata Giuliana da Cornillòn, S. Tommaso da Villanova. Sui piloni il Montanarini ha dipinto, sempre in stile neobizantino, con colori vivaci e figure allungate, il transito di S. Rita, la canonizzazione, le opere ritiane, l'elevazione del Santuario a basilica.

 

BASILICA ABSIDE PRINCIPALE

Il presbiterio è stato rinnovato nel 1981su disegno degli architetti R. Scrimieri, F. Genco, M. Caproni. I gradini e il pavimento sono in marmo rosa aurora. Qui lo scultore Giacomo Manzù ha realizzato un capolavoro, un vero inno dell'arte alla santità di Rita.

Il tabernacolo: a forma ovale con sopra spighe di grano e tralcio di vite e al centro una rosa, simboleggia la vita e la pace che è l'Eucaristia, in esso contenuta, il Cristo Signore

I pannelli laterali: sono rami di ulivo con colombe "vero simbolo della Santa: la pace e lo spirito", come dichiarato dallo stesso artista. La mensa dell'altare: una lastra di cristallo, è poggiata sui rami ritorti di una vite, fusi in un'unica colata di bronzo dorato a

mercurio. Lo splendido Crocifisso, tutto sfigurato dalla sofferenza pende da una croce a forma di palme di ulivo per esprimere che è da lui che proviene la pace in tutte le sue dimensioni: verso l'alto, verso i fratelli, verso il creato. Il ramoscello d'ulivo: dalle evidenti connotazioni bibliche, è poggiato dal Manzù anche sull'ambone e sulla lampada eucaristica. Queste ammirevoli sculture in bronzo dorato celebrano molto bene la figura umile e semplice di S. Rita, costruttrice di pace e di amore con il perdono e il dono di sé.

Gli affreschi dell'abside principale: sono opera di Luigi Filocamo, che nel ,catino ha raffigurato all'aperto, con cielo azzurro, l'Ultima Cena. La prospettiva dà al visitatore la sensazione essere atteso e invitato al convito. Nell'arco trionfale: sono rappresentati il sacrificio di Isacco,con Abramo che brandisce il coltello, e la pasqua ebraica, profezie veterotestamentarie dell'Eucaristia. Nella fascia del matroneo: partendo da sinistra,beati e santi agostiniani: Federico da Ratisbona (Germania + 1329) mentre riceve la comunione da un angelo, Giuliana da Cornillòn (Belgio + circa 1250), ispiratrice della festa del Corpus Domini, Giovanni Bono da Mantova (Italia +1259)  mentre attraversa le fiamme con un calice in mano per dimostrare la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, Grazia da Cattaro (Croazia+1508), Tommaso da Villanova (Spagna +1555) , Nicola da Tolentino (Italia +1305), Limbania da Cipro (sec. XII), Agostino (Algeria +430) con ai piedi un'aquila simbolo di grandezza e di elevatezza di pensiero, Veronica da Binasco (Italia +1497), Giovanni da Sahagùn (Spagna +1479),Alfonso da Orozco (Spagna +1591), Sante da Cori (Latina, Italia +1392), Rita da Cascia+1457), Simone Fidati da Cascia (Italia +1348) mentre assolve il sacerdote del miracolo (eucaristico avvenuto nel 1330, Maria Teresa Fasce da Torriglia (Genova, Italia +1947). Le vetrate raffiguranti vari miracoli eucaristici sono di

 Armando Marrocco.

 

 

BASILICA - ABSIDE DI INGRESSO

L'affresco: dell'Adorazione della croce è del bresciano Silvio Consadori, che lo terminò nel 1956. Sotto di esso vi è una grande scritta in latino: "Si exaltatus fuero a terra omnia traham ad me ipsum". Quando sarò innalzato da terra attirerò a me ogni creatura. Tutti i personaggi in processione, quasi in una liturgia da Venerdì Santo, si recano a rendere omaggio alla croce, strumento della nostra salvezza. A sinistra della grande croce, per chi osserva, si nota l'autoritratto dell'artista con manto verde e libro rosso in mano.

Nell'arco trionfale: sono dipinti: la preghiera di Gesù nel Getsemani con gli apostoli addormentati e il ritorno delle donne dal Calvario; il dolore dei personaggi è riprodotto con grande realismo.

Nella fascia del matroneo: sono raffigurati dal Consadori episodi della vita di Gesù; partendo da sinistra: fuga in Egitto, a 12 anni nel tempio, battesimo al Giordano, flagellazione alla colonna, caduta sotto la croce alla presenza della madre. Molto pregevole qui è la precisione del disegno e la classicità delle forme.

Gli altari laterali: di S. Lucia e di S. Giuseppe con il bambino Gesù, sono rispettivamente del Consadori e di Vincenzi Cesarino, che ha dipinto anche il S. Agostino della volta della Sacrestia. Le vetrate sono di A. Marrocco.

Basilica - Abside dell'Assunta

L'affresco del catino: raffigura l'assunzione di Maria ed è stato realizzato dall'aretino Gisberto Ceracchini, poco dopo la proclamazione di tale dogma di fede da parte di Pio XII nel 1950. In alto è la Vergine che ascende al cielo circondata da angeli in festa, che agitano dei gigli. Gli apostoli intorno alla tomba vuota guardano Maria, che si eleva da terra, colmi di stupore. Ai lati la città di Cascia e lo scoglio di Roccaporena. L'armonia e la vivacità dei colori, come il movimento dei personaggi, rendono l'opera molto bella, dando a chi guarda una sensazione di festa e di riposo.

Nell'arco trionfale: la Vergine riceve la Comunione prima del transito e deposizione di Gesù dalla croce nelle braccia della madre.

Nella fascia del matroneo: tra gruppi di angeli sono dipinti momenti della vita di Maria: nascita, annunciazione, visitazione,natività di Gesù, presentazione al tempio di Gesù.

La pala sull'altare: raffigura la Madonna della Consolazione, seduta in trono con il Bambino sulle ginocchia e ai lati S. Agostino e S. Monica che ricevono la cintura, simbolo della famiglia agostiniana. E'opera del ticinese Giuseppe Valerio Egger ed è datata 1947.

Il disegno delle vetrate: di questa parte della basilica ricche di colore, è di S. Consadori; esse raffigurano la vita della Madonna, dalla sua presentazione al tempio alla Pentecoste.

 

 

BASILICA - ABSIDE DI S. RITA

 

L'artista romano Ferruccio Ferrazzi immagina che sopra i tetti di Cascia si apra una grandiosa visione, contemplata da un pastore a guardia del gregge (a sinistra di chi osserva).

Al centro della visione è il Cristo Giudice, seduto in trono con alle spalle una croce luminosa; ai suoi piedi S. Rita poggia dolcemente la testa sulle ginocchia del Salvatore, umile e fiduciosa intercede grazia e misericordia per i suoi devoti. Tutto intorno rotea una schiera di angeli in un bel gioco di luci e di colori. Sulla destra di chi osserva lo scoglio di Roccaporena con Rita bambina tra le nubi, dono del cielo alla nostra terra.

Nell'arco trionfale: sono raffigurati due episodi ritiani: Rita guarisce dalla stimmata sulla fronte, Rita pellegrina a Roma per l'anno santo 1450 ai piedi del Papa Niccolò V. Nella fascia del matroneo sono le virtù teologali e cardinali.

A destra, addossati al muro, piccolo quadro della Madonna del Buon Consiglio (sec. XVIII) e pergamena con cui Pio XII elevò la chiesa a Basilica il 1 Agosto 1955.

 

 

BASILICA - CAPPELLA DI S. RITA

 

Dietro la grande grata in ferro battuto si vede la cappella di S. Rita, in stile neobizantino. L'urna del 1930 contiene il corpo di S. Rita, qui collocato il 18 Maggio 1947. Sul basamento in marmo E. Pellini ha scolpito S. Rita dispensatrice di grazie; la lampada votiva in bronzo, dono del Comune di Cascia nel 1981, è opera del perugino A. Giovagnoli.

Sui quattro lati esterni dell'arca in cui è contenuta l'urna sono rappresentate da quattro angeli le virtù cardinali: temperanza,fortezza, giustizia, prudenza (sono visibili da fuori la fortezza, angelo con scudo e spada, e la temperanza, angelo con brocca e calice).

Sull'arco è leggibile in latino: "Posuisti in capite eius coronam". Hai posto sul suo capo la corona.

La cappella, con i fregi, le colonne del matroneo, gli ex-voto nelle nicchie, le lampade che pendono dagli archi, la luce soffusa che penetra dall'alto, dà una sensazione di misticismo e di preziosità.

Lungo le pareti si ammirano 7 pregevoli tele di Giovan Battista Galizzi da Bergamo. Partendo da sinistra: nascita di S. Rita e le api, Rita e i figli davanti al crocifisso, ingresso al monastero, prova dell'obbedienza, stigmatizzazione, pellegrinaggio a Roma, transito di S. Rita.

 

LA CHIESA DELLA BEATA RITA

Sulla tua sinistra vi è, attraverso una porta stretta, l'ingresso alla CHIESA DELLA BEATA RITA; non sempre è visitabile perché utilizzata per la preghiera delle claustrali. È chiamata così la chiesa in cui è stato venerato il corpo della santa dal 1577 al 1947. Venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1703 tanto che il corpo di S.Rita fu tenuto per 4 anni in una baracca di legno nell'orto del monastero. E stata demolita per far posto al nuovo Santuario. Di questa chiesa della Beata Rita rimangono il portale e alcuni altari. Il portale visibile all'esterno porta la scritta: Per pia devozione verso la Beata Rita dell'Ordine degli Eremitani di S. Agostino ERETTA A.D. 1577. L'interno, ristrutturato nel 1994, non sempre è visitabile.

In fondo, la decorazione in marmo, che incornicia la grata ove riposava il corpo di S. Rita, fu eseguita nel 1629 a spese del Cardinale Fausto Poli. La tela con S. Rita che riceve la stimmata è di Tito Troia (1889).

A destra è l'Addolorata con in braccio il Cristo morto, tela di Salvi Castellucci di Arezzo (1625).

Nell'altare di sinistra è la tela di Virgilio Nucci (1610 circa): il Crocefisso è in legno e gli altri personaggi sono dipinti. Essi sono: Maria Maddalena, la Madonna e Giovanni evangelista da un lato e Rita, Caterina di Alessandria di Egitto e Agostino dall'altro.

La bella tela della Resurrezione di Cristo, posta in alto sopra il tabernacolo, è del pittore Benedetto Nucci ed è datata 1588.

La vetrata sotto l'altare, come quelle a fianco del tabernacolo con l'Ascensione e la discesa dello Spirito Santo sono di A. Marrocco (1994).