L’ANGOLO DEL P. RETTORE
Beato Simone Fidati:
Agostiniano contemplativo e apostolo
“Coloro che Dio chiama alla sua sequela sono consacrati e inviati nel mondo per imitarne l’esempio e continuarne la missione. Fondamentalmente questo vale per ogni discepolo. In modo speciale, tuttavia, vale per quanti, nella forma caratteristica della vita consacrata, sono chiamati a scegliere Cristo più da vicino, e fare di lui il “tutto” della loro esistenza ( Vita Consecrata n. 72 ).
Ma già il Concilio Vaticano II, nella L. G. ( n. 44 ), era su questa linea, affermando che la vita consacrata si comprende e si definisce come tale, solo se essa ha come carisma il servizio del Progetto di Dio. A seguire, il nostro P. Generale, P. Robert Prevost, nel messaggio inviato a fratelli e sorelle dell’Ordine in occasione del Giubileo della Grande Unione, etichettava così la sua lettera con lo slogan: “Noi religiosi siamo servi della Chiesa” e ci esortava ad essere evangelizzatori partendo da chi siamo, piuttosto che da quello che facciamo.
Ecco, siamo nel segno di un impegno apostolico che chiama, oggi, anche noi Religiosi Agostiniani, come un tempo chiamò il Beato Simone Fidati, ad incarnarlo nelle nostre Comunità, coniugando, sapientemente, sull’esempio di Agostino, vita Religiosa e vita Apostolica, vale a dire Contemplazione e Missione, nella appassionata ricerca della Verità, direbbe Agostino, e nella costante e ardente operatività della carità. Un impegno, per altro, sancito da Gesù Cristo: “Andate in tutto il mondo, predicate il mio vangelo ad ogni creatura” ( Mc 16,15 ).
Un impegno che Agostino assunse ed abbracciò responsabilmente dal momento della sua conversione: “La carità di Cristo, pastore dei pastori, mi ha posto come lampada accesa e ardente, innalzata sul candelabro, per far luce a tutti quelli che sono in casa” ( Vita, 5,15 ), a servizio della chiesa d’Ippona ( Epistola 228 ) e della chiesa universale ( Discorso 335,6 ). “Con il mio chierico ho professato 2 impegni: santificazione e chiericato”.
E’ in questo contesto che la figura del Beato Simone Fidati nella sua duplice dimensione, contemplativa ed apostolica, si armonizza con la spiritualità Agostiniana, offrendo un modello di vita religiosa aperta alle esigenze e alle necessità della chiesa, senza venir meno al richiamo dello spirito della vita monastica. E’ noto, dagli Atti del Convegno Internazionale tenutosi a Cascia nel 2006, il suo vastissimo curriculum ascetico, culturale e teologico, nonché pastorale e apostolico, a servizio del Vangelo della carità, della solidarietà e della condivisione. Da vero Agostiniano, seppe nella sua vita coniugare bene insieme la sete della Verità e l’amore della carità. Contemplativo nel cenobio e missionario in terra Umbra e Toscana, senza esagerare nell’una e senza prevaricare nell’ultra. Pregava, contemplava e nello stesso tempo arricchiva la sua spiritualità con azioni di solidarietà e prossimità verso i bisognosi nello spirito e nel corpo, esaltando la Verità con la Carità, servendo e amando quella chiesa che lo chiamava, tramite i suoi superiori alla predicazione nonostante il forte richiamo alla quiete del cenobio. “Amate la chiesa, servite la chiesa, siate dentro la chiesa”, diceva Agostino ai suoi monaci e chierici e lo diceva con lo spirito di ricercatore appassionato e mai sazio della Verità nella Carità.
Il Beato Simone aveva ben compreso il suo Maestro e Padre spirituale e nella lettera ai figli di Tommaso Corsini che leggiamo nella lettura del proprio dell’Ordine, riportando il pensiero di S. Giacomo, dice: “La fede senza le opere è morta”. Si è morta quella fede e quella dottrina, ascetica e contemplativa che non si cura di ascoltare l’implorante voce del povero Lazzaro mendicante e non sa vedere, sul proprio cammino, i poveri lebbrosi che gridano: “Signore abbi pietà di noi”.
Stando a quanto la storia ci narra, il Beato Simone, seppe arricchire e qualificare tutta la sua alta spiritualità e il suo grande amore per la Verità, alla luce di due elementi cardini della spiritualità Agostiniana e della vera apostolicità, condivisione e comunione fraterna che tradotti nella quotidianità della vita di consacrazione, vogliono significare amore che si dona e si propone per illuminare le menti e rincuorare cuori affranti fuori del cenobio. A lui il Signore concesse, (leggiamo nella bella preghiera recitata durante il Triduo in preparazione alla sua Festa), in modo mirabile il fuoco dello Spirito per richiamare i peccatori alla conversione e riaccendere nei cuori smarriti il desiderio di Dio”.
In quest’anno, poi, dedicato al Sacerdozio da Papa Benedetto XVI, prendendo in prestito un passaggio della preghiera su menzionata, “affidiamo al Beato Simone il Sacramento dell’Amore in quell’Ostia consacrata insanguinata per la negligenza dei tuoi ministri, nella speranza di coltivare sempre più l’amore verso l’Eucaristia e verso il Sacerdozio, certi, che tramite il Beato Simone, il Signore possa donare alla sua e nostra chiesa la grazia di nuove e sante vocazioni sacerdotali e religiose perché tutti sperimentino la pienezza di quella gioia promessa a coloro che ascoltano la Parola e la mettono in pratica”.
Il Rettore
P. Mario De Santis
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DALLA VITA CRISTIANA DEL BEATO SIMONE FIDATI DA CASCIA
Fratelli, occorre amare, desiderare, cercare con grande impegno tutto ciò che ci unisce a Dio. Dobbiamo amare le cose che Cristo amo. Confrontandoci ogni giorno con la sua vita impariamo ad apprezzare tutto ciò che la provvidenza ci offre. Dobbiamo anche odiare le cose che Cristo disprezzo e desiderare tutto quello che Lui desidero. Amando infatti ciò che Egli amo, diventiamo persone gradite a Dio: odiando ciò che Egli disprezzo, siamo liberati da ogni perdizione e dall'ossessione delle cose del mondo. Avendo i suoi stessi desideri, ci sentiamo trasportati verso le realtà eterne del Cielo. Se vuoi realizzare questa riforma su te stesso, comincia ad essere veramente umile e ad avere un atteggiamento di ringraziamento per tutto ciò che il Signore ti dona. Pensa ai grandi benefici che Dio ti ha dato e alla grandezza delle promesse che Lui ti ha fatto. Non solo ti ha concesso l'uso delle realtà create e ti ha restituito la dignità di figlio, ma addirittura ha dato se stesso per la tua salvezza. Dopo averti dato il suo Figlio come Salvatore, Dio non può darti altro perché ti ha dato tutto. Per te e nato come tuo compagno di viaggio, per te ha parlato per ammaestrarti, per te ha lasciato se stesso come Cibo Santo, per te e morto ed e risorto ed e salito in Cielo per realizzare perfettamente ogni cosa che ti ha promesso. Offrendoti l'umiltà del cuore di Cristo, tu ricevi questo insegnamento: " Imparate da me ad essere umili". L'umiltà e la valle che raccoglie le acque che discendono dal monti; l'umiltà e il recipiente della Grazia di Dio: l'umiltà e il luogo riparato in cui non soffia il vento impetuoso del peccato; l'umiltà e lo scrigno di ogni virtù; l'umiltà e quella luce nella quale l'anima ritrova ogni grazia perduta.
Se la tua anima ubbidisce a Cristo, allora Cristo prende forma in te in modo invisibile e incorruttibile. Quando Cristo ha preso forma nella tua anima, le imprime dentro i segni della sua vita divina, la sua passione e la sua morte. In questo stato la tua anima accetta volentieri, addirittura come un guadagno, di soffrire per Cristo e ritiene normale orientare la tua persona verso il sacrificio supremo anche della vita perché ama e odia ciò che Cristo ha amato e odiato.
La tua anima allora sarà simile alla cera perché vuole prendere la stessa forma della persona di Cristo, diventare come lui, ricevendone il timbro e il sigillo indelebile. Solo cosi l'unione sarà perfetta. Se tu nell'umiltà della vita sarai diventata simile a Cristo, nessun nemico potrà entrare dentro di te e la tua vita e le tue scelte brilleranno di luce divina e le tue azioni saranno limpidissime. Prega dunque perché ti sia concesso questo.
Testo tratto dagli scritti del Beato Simone Fidati da Cascia
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