ANGOLO DEL RETTORE
“DARE VOCE ALLA SPERANZA”
Mi piace “risuscitare”, oggi, questo grido risuonato nell’ottobre del 2006 a Verona nel IV Convegno Ecclesiale e riproporlo all’attenzione dei nostri lettori, in questo particolare momento in cui la “Speranza”, quella evangelica, sembra scomparsa nel nostro Paese, inquinato da avvenimenti personali e sociali che scoraggiano e deprimono non poco l’opinione pubblica.
Sembra quanto mai vero il famoso versetto che il sommo “Poeta” pone sul portale dell’Inferno: “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” (IF 3,9 ), in un mondo tanto mesto e assai poco solidale e per nulla rispettoso del bene comune, da non far vedere all’orizzonte spiragli di luce, da riscaldare animi e cuori “gelati” dalla poca onestà e correttezza di chi è preposto a guidare e riordinare progettualità di ristrutturazione e di riordino dell’ambiente, così mal ridotto da catastrofi naturali o ancor peggio dall’incuria dell’uomo.
Mi pare allora quanto mai appropriato questo grido “Dare voce alla speranza”, richiamando tutti, stando al Convegno Ecclesiale Veronese, alle ragioni della speranza che trova nella legalità e nell’onestà la sua sicura fonte, ricordando a quanti sono chiamati a responsabilità sociali, ad avere coscienze che si rispecchino anzitutto nel Vangelo, nell’insegnamento degli Apostoli e nel Magistero della Chiesa. “Tutte le forme di servizio alla persona e alla cultura, dice il Convegno Veronese, debbono ispirarsi a quel modello di vita, di comportamento, di altruismo e di solidarietà, che è Cristo”.
E’ questa la speranza desiderata e invocata oggi dalla collettività, meglio incarnata, asserisce il Convegno di Verona, in quei modelli vocazionali e profetici che rispondono alle figure tradizionali e comuni dell’educazione, quali i genitori, adulti maturi umanamente e moralmente, professionisti coscienti, uomini e donne politicamente preposti al bene comune, persone preparate e impegnate nel mondo culturale e nella vita sociale.
Oggi il Cristiano, per “dare voce alla speranza” , “è fortemente chiamato a rendere ragione della propria speranza attraverso una permanente e costante azione di discernimento sulla realtà, anzitutto propria, salvaguardando onestà e rettitudine nell’agire e attraverso ciò dare specifiche valenze di vita, per il bene comune, che permettano di vivere alla collettività una esistenza più serena, più giusta e più retta” ( Convegno Ecclesiale di Verona ).
Da qui il “Racconto della Speranza” tanto auspicato dal Convegno Ecclesiale di Verona: “narrare l’incontro con l’onestà e rettitudine per servire e non asservire la collettività”. Si, la Speranza, oggi come ieri, si comunica attraverso “il racconto”, nel quale la persona narra come si è lasciata guidare ed educare dalla sua retta ed onesta coscienza.
Se poi la persona, nella sua azione personale o sociale crede ed incontra veramente Cristo, tutta la sua vita, giorno dopo giorno, ne beneficia, offrendo a chi gli sta accanto bagliori di luce che ridanno voce ad una speranza perduta. Partono da qui le ragioni della vera Speranza, autenticamente umana e cristiana. Solo allora potremmo bandire la malefica espressione Dantesca, “lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” in questo mondo.
Il P. Rettore
P. Mario De Santis
