Gesù ha inviato i suoi ad annunciare la buona novella e a battezzare: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando l' oro  ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19s). Il battesimo con l'acqua nel nome della Trinità è pertanto l'atto voluto dal Signore per dare inizio all'esistenza della nuova creatura in chi si è aperto alla parola della vita. Questa vita nuova nasce dalla partecipazione alla morte e resurrezione di Gesù, resa presente nel battesimo mediante il segno dell'acqua, che è tanto elemento di distruzione, quanto
indispensabile sorgente di vita: «0 non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati  battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4). Uniti al Signore Gesù nella sua Pasqua, i battezzati entrano nella comunione vivificante del Dio Trinità d'Amore.
Dio Padre opera con potenza nell'evento battesimale, come ha operato nella resurrezione del Figlio:«Con lui (Cristo) infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti» (Col 2,12). E il Padre che muove il cuore alla conversione necessaria per accogliere Gesù e seguirlo: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato» (Gv 6,44). Questa attrazione del Padre è così importante, che dovunque essa è recepita nella profondità del cuore e della vita la fede ha riconosciuto una misteriosa partecipazione alla grazia battesimale, anche in caso di assenza del sacramento («battesimo di desiderio»). Ed è la fede, suscitata dall'attrazione di Dio Padre, che indirizza il credente al battesimo: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,16). Alla fede, che viene solennemente professata durante la celebrazione del battesimo, il Padre risponde donando al credente il perdono dei peccati e la grazia della condizione filiale: il battesimo ci rende figli di Dio nel Figlio amato,consegnato per noi.
«Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete   rivestiti di Cristo» (Gal 3,26s). Grazie al battesimo possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo Padre e sperimentare la tenerezza dell'abbandono nelle sue mani anche nelle situazioni più difficili e di fronte alle sofferenze più grandi della nostra vita. L'universale bisogno di quel perdono e di quella pace, che vengono sperimentati nella condizione dei figli che stanno davanti al Padre e fra le sue braccia, spinge la Chiesa a battezzare anche i bambini, ancora incapaci di un atto personale di fede: in questo caso il sacramento viene celebrato in forza della fede della comunità che presenta e accoglie il battezzando, affidandolo con fiducia e amore alla fedeltà e alla tenerezza di Dio, che non tradisce mai le sue promesse e non delude la speranza riposta in Lui. Da parte sua la comunità si impegna a aiutare il battezzato a crescere nella coscienza del dono ricevuto e a testimoniarlo nella vita.
Mistero dell'incontro con Dio Padre, il battesimo è anche sacramento dell'incontro col Figlio, Gesù Cristo: in quanto partecipazione alla Sua morte e resurrezione, l'evento battesimale unisce il credente all'itinerario pasquale del Salvatore. Vengono così ad attualizzarsi nella storia della persona le meraviglie operate da Dio nella liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù d'Egitto e la più grande di tutte le opere del Signore per noi, che è la Pasqua del suo Figlio: «Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua resurrezione» (Rm 6,3). La vita del battezzato è un'esistenza pasquale: unito al suo Signore, il cristiano vive la storia in maniera nuova, perché l'esperienza del dolore e della morte può diventare per lui la via lungo la quale sperimentare in se stesso l'opera della riconciliazione con Dio e fra gli uomini, compiuta da Cristo nella sua passione e resurrezione. Nella propria debolezza il cristiano sa di poter contare sulla forza della vittoria di Pasqua, partecipatagli col battesimo: «"Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo» (2Cor 12,9s). L'intera esistenza battesimale e un vivere con Cristo e in lui, uno sperimentare la sua presenza in noi: «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Perciò il cristiano non si sente mai arrivato e vive il suo battesimo nella continua tensione verso la finale vittoria di Dio: «Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo ... : dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,12-14).
Sacramento dell'incontro col Padre e col Figlio, il battesimo e infine sacramento dell'azione dello Spirito Santo: il Nuovo Testamento parla di un battesimo nello Spirito (cfr. 1Cor 12,13; Tt 3,5) e definisce la nascita dall'alto come un nascere da acqua e da Spirito (cfr. Gv 3,3-5). Nello Spirito si compie il perdono dei peccati e l'adozione filiale, che unisce il battezzato al Padre: «Che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!» (Gal 4,6). Nello Spirito il battezzato è configurato al Figlio Gesù Cristo nella pienezza del suo mistero: «Se qualcuno non, ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene» (Rm 8,9). E nello Spirito che il cristiano, figlio nel Figlio davanti al Padre, forma un solo corpo con coloro che come lui sono stati battezzati nel nome della Trinità: «E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito» (1Cor 12.13). Questo corpo e la Chiesa: «Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (1Cor 12,27). Grazie al dono dello Spirito ricevuto nel battesimo il cristiano sa di non essere più solo, perché fa parte ormai della famiglia dei figli di Dio, nella quale lo Spirito comunica a ciascuno i suoi doni in vista dell' utilità comune e aiuta tutti a vivere in quella unione col Cristo e con gli altri, che e riflesso della comunione trinitaria: cosi il nuovo popolo di Dio è «adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Cipriano, De dominica oratione 23), per essere nella sua unita e nella sua varietà immagine vivente, «icona» della Trinità. Vivere da battezzati significa allora vivere nella reciproca accoglienza e nel mutuo servizio della carità, rendendo insieme testimonianza agli uomini del dono compiutosi in Cristo e nello Spirito: dove il battesimo e vissuto autenticamente, scompare la triste e anonima folla delle solitudini e nasce la comunità messianica della nuova alleanza, fraternità caratterizzata da rapporti autentici, frutto di docilità allo Spirito e di reciproca generosità.
E battesimo ci da dunque la gioia di essere e di sentirci figli amati dal Padre, chiamati a vivere nella sequela di Gesù attraverso continue scelte ispirate al Vangelo e sostenute dalla sua presenza nella profondità del nostro cuore, nella comunione dello Spirito, che ci fa Chiesa. E tutto questo è dono, pura grazia che nasce dalla sovrabbondanza d'amore del Dio Trinità, che si impegna per noi e con noi senza pentimenti, in maniera cosi totale e fedele che il frutto dell'appartenenza al Signore e alla Chiesa non può essere perduto, quali che siano le infedeltà o il rifiuto vissuti successivamente dal battezzato. Grazie al dono del battesimo il cristiano sa di appartenere per sempre al Dio vivente, e sperimenta la dolcezza di potersi perdutamente affidare a chi non gli verrà mai meno: non vi e, infatti, che «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Ef 4,5). Questa relazione definitiva del cristiano con Dio, realizzata per mezzo di Cristo e nello Spirito,è quel «carattere» impresso dal battesimo, che proprio grazie alla fedeltà divina non può essere perduto e fonda il rapporto permanente di ogni battezzato con la Chiesa: perciò esiste fra tutti i battezzati - quale che sia la loro confessione di appartenenza - una comunione reale, più forte delle loro diversità, che, pur esprimendosi in gradi diversi, è per tutti il fondamento esigente dell'impegno teso al superamento delle loro divisioni storiche. E perciò la Chiesa riconosce e ama come suoi figli anche quei credenti che non vivono il dono ricevuto nel battesimo e non si stanca di annunciare ad essi la buona novella della misericordia del Padre, della compagnia del Figlio Salvatore e della novità dello Spirito, pronto sempre a realizzare in loro e con loro il cammino pasquale, cui sono stati chiamati con la grazia battesimale. Far memoria di questa grazia, prenderne coscienza in modo sempre nuovo, vivere da figli nella sequela del Figlio, sostenuti e guidati dallo Spirito nella comunione fraterna della Chiesa, è il compito permanente degli uomini nuovi, resi tali dall'incontro con Cristo nell'acqua della vita, santificata nel nome della Trinità.