
La seconda delle virtù teologali è la Speranza,
che cos'è la Speranza? Quella umana: è una prerogativa prettamente umana,
strettamente legata alla vita...vivere e sperare...il nostro cammino è fatto di
tanti scalini di speranza perchè il mio domani sia migliore di quello di oggi.
La speranza umana si basa e può contare solo sulle mie forze e sugli aiuti degli
altri che mi stanno vicino...Sappiamo quanto sia insicura questa speranza...non
ha solide basi.
Si spera per cancellare il presente ma si sa che
il cambiamento in meglio dipende da tante circostanze che non possiamo
controllare .
Invece la speranza cristiana si veste di
certezza di realizzazione, sicuramente si realizzerà perchè si fonda sulla
promessa di Dio proclamata e garantita in pienezza nella resurrezione di Cristo.
Proprio perchè Gesù è risorto, la nostra speranza non è vana... Gesù Cristo è la
nostra speranza.... che cosa speriamo? "La vita eterna insieme al nostro Dio e a
tutti i fratelli che hanno creduto". La parola di Dio parla del futuro del
cristiano con immagini di intensa bellezza, "saremo col Signore per sempre"; "nella
casa del Signore"; "dove è Gesù, Dio sarà tutto in tutti e nulla potrà mai più
separarci dall'Amore di Dio"; "come crediamo che Gesù è morto e risorto, così
anche quelli che si sono addormentati in Gesù, Dio li radunerà con Lui. " Vado a
prepararvi un posto, perchè anche voi siate dove sono io " " Il vostro nome è
scritto nei cieli ".
Tutta l'opera redentrice di Gesù tende a
realizzare questa speranza cristiana, vita eterna con Dio, rappresentata dal
Banchetto eterno, le nozze eterne tra Dio e la sua Chiesa, la vita eterna è
l'amore eterno con Dio, ma è un futuro che possiamo già preparare e vivere
quaggiù... se riusciremo sempre di più a distaccarci dalle cose della terra per
vivere di più l'amore a Dio... che se è premio eterno è anche realtà che io
posso gustare già quaggiù nell'unione intima col Cristo.
La nostra vita di speranza diventa allora ogni
giorno un affinamento, una scuola nella quale noi impariamo a gustare Dio già
quaggiù sulla terra... la morte allora sarà un trapasso dolce e consolante, da
un Dio che amiamo quaggiù anche se coperto da veli, passiamo tra le braccia di
un Dio per viverlo per sempre.
Allora l'oggetto della speranza cristiana è il
regno di Dio dell'eternità e il regno di Dio che è possibile vivere quaggiù se
noi in unione col Cristo viviamo la giustizia, la pace, l'amore cristiano. La
speranza cristiana è certezza di realizzazione perché si fonda sulla promessa di
Dio e Dio non può bleffare, non può deluderci, non può ingannarci, Lui ci vuol
far ritornare nel paradiso. L'eternità beata, il paradiso sarà nostro se vivremo
tesi verso questo e non ci faremo invischiare dalle realtà terrene.
Questa virtù della speranza viene attutita o
ostacolata dalla stanchezza di vivere la propria condizione di viaggiatori su
questa terra "perché siamo nati? Dove andiamo? Perchè la morte? Perchè il
dolore"? mille volte le sofferenze, le delusioni ci tolgono la speranza
cristiana, ci fanno diventare cristiani dalle lenti nere, pessimisti, critici,e
criticoni, scontenti di tutto e di tutti... ci si toglie la gioia di vivere... e
quindi di sperare.
Si vince il pessimismo, ammirando le cose buone
che ci sono in questo mondo, e considerando la pochezza della nostra vita
terrena, di fronte all'infinità della vita futura... credendo che Dio può
cambiare le nostre cose già da quaggiù.
L'egoismo, l'egocentrismo ci negano la virtù
della speranza... perché ci fanno ripiegare su noi stessi, come se noi soli
potessimo essere artefici della nostra fortuna... ci fanno dimenticare Dio, non
speriamo più niente perché noi scegliamo ciò che bisogna fare... ci mettiamo al
posto di Dio, ritenendo giusto invece tutto quello che ci piace... facciamo e
ricerchiamo solo quello che materialmente ci piace e ci giova. L'egoismo e
l'egocentrismo ci fa disprezzare l'apertura agli altri, la carità del popolo di
Dio... la sua filosofia è "tutto e subito" nel disinteresse di preparare e
prepararsi al futuro promesso e garantito da Dio. Il cristiano deve vivere come
cittadino di due mondi temporale ed eterno, corporale e spirituale. E questo
viene ben evidenziato in una lettera a Diogneto del II° secolo. I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini
né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non
abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né
conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata
per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano,
come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel
vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono ;
una forma di vita meravigliosa
e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma
come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano
tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra stranierà è patria per
loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si
sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la
mensa, ma non il talamo. Vivono nella carne, ma non secondo la carne.
Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del
cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono
superiori alle leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti
eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono
poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in
sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono
colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia. Sono
ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con
l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti
si rallegrano, quasi si desse loro la vita.
