LE VIRTU' TEOLOGALI

 

 

LA SPERANZA

 

CHE COS'E' LA VIRTU'?

 

La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di se.

Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azione concrete.

Le virtù umane sono attitudine ferme, e disposizioni stabili, perfezioni abituali dell'intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede.

Esse procurano felicità, padronanza di sè e gioia per condurre una vita moralmente buona. L'uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene.

Le virtù umane si radicano nelle virtù teologali, le quali rendono le facoltà dell'uomo idonee alla partecipazione alla natura divina... le virtù teologali, infatti, di riferiscono direttamente a Dio. Esse dispongono i cristiani a vivere in relazione alla Santissima Trinità. Hanno come origine, cause ed oggetto Dio uno e Trino.

Le virtù teologali fondano, animano e caratterizzano l'agire morale del cristiano. Esse informano e vivificano tutte le virtù morali.

Sono infuse da Dio nell'anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna che è il nostro fine e progetto più importante.

Tre sono le virtù teologali: FEDE, SPERANZA, CARITA'

 

 

 

La seconda delle virtù teologali è la Speranza, che cos'è la Speranza? Quella umana: è una prerogativa prettamente umana, strettamente legata alla vita...vivere e sperare...il nostro cammino è fatto di tanti scalini di speranza perchè il mio domani sia migliore di quello di oggi. La speranza umana si basa e può contare solo sulle mie forze e sugli aiuti degli altri che mi stanno vicino...Sappiamo quanto sia insicura questa speranza...non ha solide basi.

Si spera per cancellare il presente ma si sa che il cambiamento in meglio dipende da tante circostanze che non possiamo controllare .

Invece la speranza cristiana si veste di certezza di realizzazione, sicuramente si realizzerà perchè si fonda sulla promessa di Dio proclamata e garantita in pienezza nella resurrezione di Cristo. Proprio perchè Gesù è risorto, la nostra speranza non è vana... Gesù Cristo è la nostra speranza.... che cosa speriamo? "La vita eterna insieme al nostro Dio e a tutti i fratelli che hanno creduto". La parola di Dio parla del futuro del cristiano con immagini di intensa bellezza, "saremo col Signore per sempre"; "nella casa del Signore"; "dove è Gesù, Dio sarà tutto in tutti e nulla potrà mai più separarci dall'Amore di Dio"; "come crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche quelli che si sono addormentati in Gesù, Dio li radunerà con Lui. " Vado a prepararvi un posto, perchè anche voi siate dove sono io " " Il vostro nome è scritto nei cieli ".

Tutta l'opera redentrice di Gesù tende a realizzare questa speranza cristiana, vita eterna con Dio, rappresentata dal Banchetto eterno, le nozze eterne tra Dio e la sua Chiesa, la vita eterna è l'amore eterno con Dio, ma è un futuro che possiamo già preparare e vivere quaggiù... se riusciremo sempre di più a distaccarci dalle cose della terra per vivere di più l'amore a Dio... che se è premio eterno è anche realtà che io posso gustare già quaggiù nell'unione intima col Cristo.

La nostra vita di speranza diventa allora ogni giorno un affinamento, una scuola nella quale noi impariamo a gustare Dio già quaggiù sulla terra... la morte allora sarà un trapasso dolce e consolante, da un Dio che amiamo quaggiù anche se coperto da veli, passiamo tra le braccia di un Dio per viverlo per sempre.

Allora l'oggetto della speranza cristiana è il regno di Dio dell'eternità e il regno di Dio che è possibile vivere quaggiù se noi in unione col Cristo viviamo la giustizia, la pace, l'amore cristiano. La speranza cristiana è certezza di realizzazione perché si fonda sulla promessa di Dio e Dio non può bleffare, non può deluderci, non può ingannarci, Lui ci vuol far ritornare nel paradiso. L'eternità beata, il paradiso sarà nostro se vivremo tesi verso questo e non ci faremo invischiare dalle realtà terrene.

Questa virtù della speranza viene attutita o ostacolata dalla stanchezza di vivere la propria condizione di viaggiatori su questa terra "perché siamo nati? Dove andiamo? Perchè la morte? Perchè il dolore"? mille volte le sofferenze, le delusioni ci tolgono la speranza cristiana, ci fanno diventare cristiani dalle lenti nere, pessimisti, critici,e criticoni, scontenti di tutto e di tutti... ci si toglie la gioia di vivere... e quindi di sperare.

Si vince il pessimismo, ammirando le cose buone che ci sono in questo mondo, e considerando la pochezza della nostra vita terrena, di fronte all'infinità della vita futura... credendo che Dio può cambiare le nostre cose già da quaggiù.

L'egoismo, l'egocentrismo ci negano la virtù della speranza... perché ci fanno ripiegare su noi stessi, come se noi soli potessimo essere artefici della nostra fortuna... ci fanno dimenticare Dio, non speriamo più niente perché noi scegliamo ciò che bisogna fare... ci mettiamo al posto di Dio, ritenendo giusto invece tutto quello che ci piace... facciamo e ricerchiamo solo quello che materialmente ci piace e ci giova. L'egoismo e l'egocentrismo ci fa disprezzare l'apertura agli altri, la carità del popolo di Dio... la sua filosofia è "tutto e subito" nel disinteresse di preparare e prepararsi al futuro promesso e garantito da Dio. Il cristiano deve vivere come cittadino di due mondi temporale ed eterno, corporale e spirituale. E questo viene ben evidenziato in una lettera a Diogneto del II° secolo. I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono ; una forma di vita meravigliosa
e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra stranierà è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo. Vivono nella carne, ma non secondo la carne.
Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia. Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita.

 

 

La speranza ci dice, che tutto viene diretto dalla mano provvidente di Dio verso la realizzazione del progetto " si inaugureranno cieli e terre nuove, inizierà un tempo nel quale non ci sarà più ne morte, ne dolore, ne pianto... perchè si realizzerà il piano di Dio sull'uomo e sull'universo. Noi dobbiamo collaborare perché questo progetto di Dio si compia e si realizzi con la nostra vita cristiana e col desiderio del domani, ma questo non ci dispensa dall'essere anche protagonisti della nostra storia umana... dobbiamo vivere il presente perchè ci appartiene ed è un dovere viverlo fino in fondo... anzi perchè guidati dalla sapienza di Dio, noi cristiani dobbiamo formare cristianamente l'ambiente nel quale viviamo. La Risurrezione di Gesù e quindi anche la nostra ci dice la precarietà del nostro mondo ma ci spinge anche agli altri perché comprendano che il tempo presente va vissuto ma che la nostra vita non si ferma a questo tempo ma è la palestra, la scuola, il campo di lavoro nel quale noi affermiamo la nostra speranza .... che diviene la nostra forza e il nostro coraggio nel saper affrontare le prove della vita... le malattie, gli inganni, gli insuccessi come mezzo di arricchimento spirituale e di offerte per il popolo di Dio... sapendo che come le sofferenze e la morte di Cristo ci hanno redento... cosi le nostre sofferenze e la nostra morte se offerte diventano merito per ciascuno di noi ... in vista di un bene supremo eterno al quale siamo incamminati.

E' la speranza cristiana che ha spinto i martiri di Cristo ad affrontare la morte a qualsiasi età come prova di fedeltà a Cristo come Lui è stato fedele a noi fino alla morte.

Tutto ciò che noi faremo a nome e per amore di Cristo non andrà perduto ma sarà recuperato da Cristo per il bene del Corpo Mistico che è la Chiesa e sarà tutto richiamato quando la morte corporale ci introdurrà per il premio eterno o la condanna eterna.

Ogni atto umano, ogni sofferenza fisica o morale offerta a Dio diventa merito, diventa gloria.

La nostra vita può sfuggire all'occhio dell'uomo ma non all'occhio di Dio sopratutto quando noi speriamo in unione a Cristo ed alla Chiesa per l'avvento del regno di Dio tra noi.

Non sarà il rumore di tante mani che ci applaudono o il tintinnio di tanti soldi o di medaglie umane, o salire palcoscenici, che gratificherà la nostra apparizione sulla terra... ma se noi avremo agito nell'amore per il raggiungimento del fine ultimo che Dio ci ha promesso e che sicuramente ci darà.

Noi possiamo, dunque, sperare la gloria del cielo promessa da Dio a coloro che lo amano e fanno la sua volontà.

In ogni circostanza ognuno deve sperare, con la grazia di Dio, di perseverare "sino alla fine ", e ottenere le gioie del cielo, quale eterna ricompensa di Dio per le buone opere compiute con la grazia di Cristo. Nella speranza la Chiesa prega che " tutti gli uomini siano salvati".

Essa anela ad essere unita a Cristo, suo sposo, nella gloria del cielo.

 

 

Testi scritti da Don Giuliano