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Chi ha incontrato Gesù ha ascoltato il
suo appello alla conversione del cuore e della vita: «Il tempo è compiuto e il
regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1, 15). Non si può
incontrare Cristo e restare come si e: se veramente lo incontri, lui non ti
lascia indifferente e non si stanca di chiamarti ad uscire da te per andare dove
il suo amore ti precede. Nel profondo del cuore di chi crede risuona senza sosta
l'invito ad accogliere il Dio che viene e fa nuove tutte le cose, lasciandosi
riconciliare con lui: «Se uno e in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie
sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo pero viene da Dio, che ci
ha riconciliati a sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della
riconciliazione. E' stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo,
non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della
riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio
esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi
riconciliare con Dio» (2Cor 5,17-20).
La riconciliazione è il sacramento nel quale Cristo soccorre la debolezza
dell'uomo, che abbia tradito o rifiutato l'alleanza con Dio celebrata nei
sacramenti dell'iniziazione, lo riconcilia col Padre e con la Chiesa, lo ricrea
come creatura nuova nella forza dello Spirito Santo. Viene anche detta
penitenza, perché è il sacramento della conversione dell'uomo oltre che del
perdono di Dio, è l'incontro del cuore che si pente con il Signore che lo
accoglie nella festa della riconciliazione. Questo incontro si compie mediante
il ministero della Chiesa: «Dio Padre di misericordia, che ha riconciliato a se
il mondo nella morte e resurrezione del suo Figlio e ha effuso lo Spirito Santo
per la remissione dei peccati, ti conceda mediante il ministero della Chiesa il
perdono e la pace». Cristo stesso che ha affidato alla Chiesa il potere di
legare e sciogliere, di escludere e di ammettere cioè nella comunità
dell'alleanza, che è il luogo della comunione di salvezza con Dio e fra gli
uomini: «In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà
legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà
sciolto anche in cielo» (Mt 18,17). Questo potere corrisponde a quello di
rimettere o ritenere i peccati, che il Risorto affida ai capi del nuovo Israele:
«I discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Tace a
voi! Come A Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo,
alito su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i
peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi"» (Gv
20,20-23). Ed è l'Apostolo che nella Chiesa nascente ha l'autorità di escludere
dalla comunità «con il potere del Signore nostro Gesù» (I Cor 5,4s).
Nella storia della Chiesa la penitenza sacramentale è stata esercitata in una
grande varietà di forme, comunitarie e individuali, che hanno Però tutte
mantenuto la struttura fondamentale dell'incontro interpersonale fra il
Peccatore pentito e il Dio vivente, compiuto attraverso il segno e la mediazione
del ministero del vescovo o del presbitero, i quali soltanto., in quanto
ministri di unita della Chiesa, agendo in persona del Cristo capo, possono
ammettere o escludere dalla comunione che salva. Attraverso le parole
dell'assoluzione, pronunciate da un uomo peccatore, che è stato però scelto e
consacrato per il ministero, è Cristo stesso che accoglie il peccatore pentito e
lo riconcilia col Padre e nel dono dello Spirito Santo lo rinnova come membro
vivo della Chiesa: «E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del
Figlio e dello Spirito Santo». L'uomo riconciliato e accolto nella comunione
vivificante della Trinità, inserito nella profondità e nella ricchezza delle
relazioni divine: il sacramento del perdono rinnova il rapporto del cristiano
col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo.
In rapporto a Dio Padre la penitenza è un «ritorno a casa», che si compie in
primo luogo attraverso la presa di coscienza dolorosa della gravità della colpa,
intesa non solo come rottura dell'alleanza con l'Eterno, ma anche come sorgente
di alienazione della persona, e quindi mediante la decisione del cuore di
tornare a Dio: «Allora rientrò in se stesso e disse:... "Mi leverò e andrò da
mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono
più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni".
Parti e si incamminò verso suo padre ... » (Lc 15,17-19). A questo cammino di
conversione, stimolato e sostenuto dalla grazia di Dio, ma esercitato nella
libertà più profonda, viene a corrispondere la gratuita offerta del perdono, con
cui il Padre riconcilia il peccatore con sé: «Quando era ancora lontano il padre
lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Lc
15,20). Con la penitenza sacramentale il Dio di misericordia rimette i peccati
commessi dopo il battesimo, venendo incontro a chi sinceramente riconosce la
propria colpa e vuole ritornare nella condizione dell'alleanza filiale. Così
facendo egli risponde all'invocazione rivolta con fiducia al suo amore fedele:
«Ricordati, Signore, del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre. Non
ricordare i miei peccati: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua
bontà, Signore» (Sal 25,6-7).
In rapporto al Fig1ío il sacramento della riconciliazione offre al peccatore la
gioia dell'incontro liberante col Cristo, al quale rivolge la preghiera del
cuore: «Signore Gesù, che sanavi gli infermi e aprivi gli
occhi ai ciechi, tu che assolvesti la donna peccatrice e confermasti
Pietro nel tuo amore, perdona tutti i miei peccati, e crea in me un cuore nuovo,
perché io possa vivere in perfetta unione con i fratelli, e annunciare a tutti
la salvezza». Questo incontro col Cristo Salvatore del mondo, che ha aperto le
porte del paradiso al buon ladrone, si compie mediante la confessione, che,
.comunque sia realizzata, in forma personale o comunitaria, esige la presenza
del ministro ordinato, segno dell'unico e perfetto Riconciliatore. La
confessione può unire la lode rivolta all'Eterno per tutti i suoi doni al
riconoscimento della colpa e all'atto di fede nella misericordia divina
(confessione di lode - confessione della vita e dei peccati- confessione di
fede): è così tutta l'esistenza del peccatore che si offre alla bontà del
Signore per essere sanata dall'angoscia, liberata dal peso della colpa,
confermata nel doni di Dio e rinnovata nella potenza del suo amore. Alla
confessione risponde il perdono divino, ottenuto mediante l'applicazione dei
meriti del sacrificio di Cristo, che si fa lui stesso presente nell'evento
sacramentale con la sua opera di riconciliazione e di pace, e viene ad unire il
peccatore perdonato al Padre dell'amore.
Infine, in rapporto allo Spirito Santo il sacramento della riconciliazione e
della penitenza si pone come il nuovo ingresso del peccatore nella comunione con
Dio e con la Chiesa, di cui lo Spirito e l'anima e la forza di coesione. A Lui
si rivolge l'invocazione del cuore contrito: «Spirito Santo, sorgente di pace e
di amore, fa' che purificato da ogni colpa e riconciliato con il Padre io
cammini sempre come figlio della luce». E lo Spirito effonde l'amore di Dio nei
cuori (cfr. Rm 5,5), muovendo il peccatore perdonato ad esprimere nella vita
personale e nella comunione con gli altri la pace ricevuta nella profondità del
proprio essere. I gesti, con cui colui a cui e stato perdonato il peccato
accetta consapevolmente il peso della pena, conseguente alla colpa commessa, e
assume volontariamente un itinerario penitenziale per vivere in costante
conversione, costituiscono il segno della sua rinnovata comunione con Dio e con
la Chiesa. Essi non testimoniano tanto un merito umano, quanto un frutto della
grazia, che realmente cambia il cuore e la vita, e rendono visibile
l'esaudimento della supplica rivolta nello Spirito al Padre: «Pietà di me, o
Dio, secondo la tua misericordia, nella tua grande bontà cancella il mio
peccato... Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo»
(Sal 51,3.12).
L'azione divina della riconciliazione e l'itinerario umano della conversione
vengono così a corrispondersi profondamente nel sacramento del perdono: il
Signore, che volle essere chiamato amico dei peccatori, non disprezza le
debolezze e le resistenze dell'uomo, ma le prende fino in fondo sul serio
facendosene carico e offrendo a chi lo chieda l'aiuto necessario per vivere
un'esistenza riconciliata ed essere così strumento di riconciliazione fra gli
uomini. La Trinità anche in questo modo entra nel tempo e lo redime dal di
dentro delle sue tensioni e delle sue contraddizioni. Così essa risponde
all'invocazione del Povero e lo fa tempio della sua gloria: «Signore Gesù
Cristo, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, riconciliami col Padre
nella grazia dello Spirito Santo; lavami nel tuo sangue da ogni peccato e fa di
me un uomo nuovo a lode della tua gloria».
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