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Nello sviluppo della vita cristiana al
battesimo si aggiunge una particolare comunicazione dello Spirito, che si attua
mediante la preghiera e l'imposizione delle mani da parte degli Apostoli e
costituisce come una conferma e una rinnovazione del dono ricevuto, in vista
della testimonianza e del servizio: e il sacramento della confermazione. Il
libro degli Atti testimonia di questa effusione dello Spirito compiuta su quelli
che «erano stati soltanto battezzati»: «Quando cominciarono a credere a Filippo,
che recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e
donne si facevano battezzare... Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero
che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni.
Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era
infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati
nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo
Spirito Santo» (At 8,12-17; cfr. 19,1-7).
La distinzione fra battesimo e confermazione non va pensata come separazione,
come dimostra la stessa prassi della Chiesa, che in antico - come tuttora in
Oriente - celebrava in un unico atto i sacramenti dell'iniziazione: in entrambi
questi eventi agiscono il Cristo e lo Spirito, che lo rende presente ed è da lui
effuso. In entrambi si attualizzano nella vita del credente i misteri della
Pasqua e della Pentecoste. Tuttavia, come la persona umana si sviluppa in una
crescita per la quale sempre più diviene se stessa, così nel passaggio dal
battesimo alla confermazione A cristiano e chiamato a divenire in pienezza ciò
che è e a testimoniare con ferma convinzione agli altri la condizione di «nuova
creatura» in cui è stato trasformato. Dalla consacrazione battesimale a Dio, per
la quale si affida teneramente come figlio al Padre, il battezzato passa così
all'esercizio attivo della missione, che da essa scaturisce. Perciò la Chiesa
prega con i cresimandi dicendo: «Concedi, Dio onnipotente e misericordioso, che
lo Spirito Santo venga ad abitare in noi e ci trasformi in tempio della sua
gloria... Compi, o Padre la tua promessa, e manda su di noi lo Spirito Santo
perché ci renda dinanzi al mondo testimoni del Vangelo di Gesù Cristo nostro
Signore». All'invocazione del dono dello Spirito la confermazione unisce il
segno dell'imposizione delle mani, che indica la presa di possesso del
cresimando da parte del Signore. Questo gesto è stato spesso congiunto - o
sostituito del tutto - con l'unzione, che, in analogia con quella dei profeti,
dei sacerdoti e dei re dell'Antico Testamento e con quella definitiva del Cristo
(cfr. Lc 4,18; At 4,27; 10,38; Eb 1,9), è segno dell'azione divina, che viene a
pervadere i cuori e a trasformarli in vista della missione conferita a ciascuno.
Perciò la confermazione e detta anche «cresima», in riferimento al «crisma»
(cfr. 1Gv 2,20-27) e al «sigillo» dello Spirito (cfr. 2Cor 1,22; Ef
1,13; 4,30), conferito in essa. E perciò la Chiesa prega che Dio effonda
sui cresimandi «lo Spirito Santo, che li confermi con la ricchezza dei suoi
doni, e con l'unzione crismale li renda pienamente conformi a Cristo, suo unico
Figlio».
Anche nella cresima la presenza viva e operante della Trinità è decisiva. Se il
battesimo ha reso il cristiano figlio nel Figlio davanti al Padre, la
confermazione lo arricchisce di una nuova, particolare forza dello Spirito
Santo, che lo rende capace di testimoniare l'esistenza redenta, irradiando
quella fede, che la misteriosa attrazione di Dio Padre aveva suscitato in lui.
Se il battesimo ha configurato il credente al Figlio Gesù Cristo, rendendolo
partecipe del suo mistero pasquale, la confermazione lo fa in pienezza testimone
del Signore Gesù, attivando in lui un nuovo agire in unione al Crocifisso
Risorto. Se infine il battesimo ha colmato il credente dei doni dello Spirito e
lo ha incorporato alla Chiesa, la confermazione, per lo speciale dono dello
Spirito che in essa si compie, lo spinge a far fruttificare nel servizio i
carismi ricevuti e ad essere pienamente unito alla Chiesa tutta nella sua
consacrazione e missione. Il fatto che il Vescovo, segno e servo dell'unita
della Chiesa, sia il ministro «originario» della confermazione, sta a
sottolineare il carattere ecclesiale del nuovo agire, reso possibile dallo
speciale dono dello Spirito operante nel sacramento.
In rapporto alla Trinità battesimo e confermazione costituiscono allora due
momenti della stessa donazione divina all'uomo, di cui il primo immette la
persona nella profondità della vita trinitaria, il secondo l'aiuta a far
risplendere questa stessa vita nel fulgore di un nuovo agire, corroborato dallo
Spirito. L'essere nella Trinità e l'agire in essa non sono mai
separabili, come non sono separabili l'azione divina nel cuore della persona e
il suo irradiarsi nella testimonianza: perciò battesimo e confermazione restano
inseparabilmente connessi nello sviluppo della vita cristiana. Il figlio è
chiamato a diventare il testimone; chi è stato perdonato e reso nuova creatura,
deve annunciarlo a tutti con la parola e con la vita; chi è entrato a far parte
del nuovo popolo di Dio deve essere in esso attivo e corresponsabile, facendosi
carico insieme con gli altri del ministero di edificazione del Regno di
giustizia e di pace, già iniziato, e tuttavia non ancora pienamente compiuto.
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