Santa Maria Faustina Kowalska, nota in tutto il mondo come apostola della Divina Misericordia, è annoverata dai teologi fra i grandi mistici della Chiesa.
Nacque in Polonia, a Glogowiec, terza di dieci figli, in una povera e devota famiglia di contadini.
Nel giorno del battesimo, nella chiesa parrocchiale di Swinice Warckie, ricevette il nome di Elena. Fin dall'infanzia si distinse per la devozione, l'amore per la preghiera, la laboriosità, l'obbedienza e una grande sensibilità per le miserie; umane. Frequentò le scuole per quasi tre anni; a sedici anni dovette lasciare la casa paterna per  guadagnarsi da vivere ed aiutare i genitori lavorando come domestica ad Aleksandròw e Lòdz.
Già dal settimo anno di vita (due anni prima di ricevere la Prima Comunione) sentì viva la chiamata del Signore. Quando più tardi manifestò il desiderio di entrare nella vita religiosa, i suoi genitori non le diedero il permesso. Elena quindi cercò di soffocare in sé questa chiamata di Dio, ma incitata dalla visione di Cristo sofferente, dalle parole di rimprovero: «Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare? Fino a quando mi ingannerai?» (Diario, p. 44), iniziò a cercare un istituto religioso.
Bussò a numerose porte, ma da nessuna parte venne accolta. Il 1° agosto 1925 entrò nel convento della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia. Nel suo Diario scrisse: «Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la preghiera della gratitudine» (Diario, p. 48).
Dopo alcune settimane subì tuttavia la forte tentazione di trasferirsi in un' altra congregazione, in cui ci fosse più tempo da dedicare alla preghiera. Allora Gesù, mostrandole il suo volto ferito e sofferente, disse: «Tu mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo ordine. È qui che ti ho chiamata e non altrove e ho preparato per te molte grazie» (Diario, p. 50). Nella Congregazione ricevette il nome di Suor Maria Faustina. Trascorse il tempo del noviziato a Cracovia e lì, alla presenza del vescovo S. Rospond, pronunziò i primi voti e dopo cinque anni i voti perpetui: castità, povertà e obbedienza. Lavorò nelle diverse case della Congregazione, più a lungo a Cracovia, Plock e Vilnius, svolgendo i compiti di cuoca, giardiniera e portinaia.
Nulla all'esterno tradiva la sua vita mistica così eccezionalmente ricca. Svolgeva i suoi compiti con ardore, osservava con fedeltà tutte le regole della vita religiosa, viveva in raccoglimento e silenzio, e nello stesso tempo era spontanea, serena, piena di cordiale e disinteressata carità verso gli altri.
Tutta la sua vita era concentrata nel tendere ad una unione sempre più piena con Dio e a collaborare con Gesù nell'opera della salvezza delle anime. «Gesù mio - ha confessato nel Diario ­Tu sai che fin dai primissimi anni ho desiderato diventare una grande santa, cioè ho desiderato amarti con un amore tanto grande, quale finora nessuna anima ha avuto verso di Te» (Diario, p.725). Il Diario rivela tutta la profondità della sua vita spirituale.
Un'attenta lettura di questi scritti dà l'immagine dell'alto grado di unione della sua anima con Dio: Dio le concedette grandi doni ed ella si sforzò e lottò continuamente sulla via della perfezione cristiana. Il Signore le elargì grandi grazie: il dono della contemplazione, quello di una profonda conoscenza del mistero della misericordia di Dio, visioni, apparizioni, stimmate nascoste, il dono della profezia e della lettura delle  anime, come pure il raro dono delle nozze mistiche. Cosciente di aver ricevuto doni così numerosi scriveva:
«Né le grazie, né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono a lei elargito [all'anima] la rendono perfetta, ma l'unione intima della mia anima con Dio.  La mia santità e perfezione consiste in una stretta unione della mia volontà con la volontà di Dio» (Diario, p. 613).
Lo stile di vita severo e i duri digiuni, che si impose ancor prima di entrare nella Congregazione, indebolirono il suo organismo fino al punto che, già come postulante, dovette essere mandata a Skolimòw, località vicino a Varsavia, per migliorare le sue condizioni di salute. Dopo il primo anno di noviziato arrivarono le dolorose esperienze mistiche della cosiddetta notte oscura ed anche le sofferenze spirituali e morali legate alla realizzazione della missione che aveva ricevuto da Cristo. Santa Faustina offrì la propria vita per i peccatori e per tale motivo patì anche numerose sofferenze per la salvezza delle anime. Negli ultimi anni della sua vita aumentarono inoltre le sofferenze interiori e i disturbi fisici: si manifestò la tubercolosi che invase i polmoni e il tubo digerente. Per questo motivo venne ricoverata due volte, per alcuni mesi, nel sanatorio di Pradnik presso Cracovia.
Del tutto distrutta nel fisico, ma pienamente matura nello spirito, unita misticamente a Dio, morì in fama di santità il 5 ottobre 1938, all'età di appena 33 anni, di cui 13 di vita religiosa. Venne sepolta nel cimitero della Congregazione a Cracovia, ma durante il processo informativo della causa di beatificazione, le sue spoglie vennero traslate nella cappella del convento. Prima della beatificazione, avvenuta il18 aprile 1993, le reliquie sono state collocate in un altare laterale del Santuario della Divina Misericordia di Cracovia Lagiewniki, sotto l'immagine di Gesù Misericordioso.
Gesù ha affidato a questa religiosa semplice, senza istruzione, ma forte e infinitamente fiduciosa in Dio, una grande missione: il messaggio della Divina Misericordia rivolto al mondo intero. «Oggi mando te - le disse - a tutta l'umanità con la Mia Misericordia. Non voglio punire l'umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio Cuore misericordioso» (Diario, p. 827). «Sei la segretaria della Mia misericordia: ti ho scelta per questo incarico in questa vita e in quella futura» (Diario, p. 838), per «far conoscere alle anime la grande Misericordia che ho per loro ed esortarle alla fiducia nell' abisso della Mia Misericordia» (Diario, p. 818). 
La missione di Santa Faustina consiste nel ricordare una verità di fede da sempre conosciuta, ma forse dimenticata, riguardante l'amore misericordioso di Dio per l'uomo e nel trasmettere nuove forme di culto della Divina Misericordia, la cui pratica dovrebbe portare al rinnovamento della vita di fede.
Il culto della Divina Misericordia consiste nella fiducia nella infinita bontà di Dio e nelle opere di misericordia verso il prossimo.

 


 

 

 

LE FORME DEL CULTO DELLA DIVINA MISERICORDIA


L'immagine di Gesù Misericordioso

 

Il modello è stato mostrato dallo stesso Gesù nella visione che Santa Faustina ebbe il 22 Il febbraio 1931 nella cella del convento di Plock. la sera, stando nella mia cella - scrisse nel diario - vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l'altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l'uno e l'altro pallido.  Dopo un istante Gesù mi disse: «Dipingi un'immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! » (Diario, p. 74). «Voglio che l'immagine  venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» (Diario, p.75).
Il significato di questo quadro è strettamente legato alla liturgia di quella domenica. La Chiesa legge in quel giorno il Vangelo secondo San Giovanni che descrive l'apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e l'istituzione del sacramento della penitenza (Gv 20, 19-29). L'immagine rappresenta dunque il Salvatore risorto che porta agli uomini la pace con la remissione dei peccati, a prezzo della sua Passione e morte in croce. I raggi del sangue e dell'acqua, che scaturiscono dal cuore di Gesù trafitto dalla lancia, e le cicatrici delle ferite della crocifissione, riportano agli avvenimenti del Venerdì Santo (Gv 19, 17-18; 33-37). L'immagine di Gesù Misericordioso unisce in sé questi due episodi evangelici che ci parlano dell'amore di Dio per l'uomo. Nell'immagine di Cristo vi sono i due raggi. Santa Faustina chiede a Gesù il significato di questi raggi, e Gesù lo spiega: «Il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime. Beato colui che vivrà alla loro ombra»(Diario, p.235).
L'anima è purificata dal sacramento del battesimo e della penitenza, mentre il migliore nutrimento per essa è l'Eucaristia. Dunque questi due raggi simboleggiano i santi sacramenti e tutte le grazie dello Spirito Santo, il cui simbolo biblico è l'acqua, ed anche la nuova alleanza di Dio con l'uomo fatta per mezzo del sangue di Cristo.
L'immagine di Gesù Misericordioso viene spesso chiamata immagine della Divina Misericordia, perché nel mistero pasquale di Cristo si è rivelato più chiaramente l'amore di Dio per l'uomo. Il quadro non solo rappresenta la misericordia di Dio, ma induce a rammentare il dovere della fiducia cristiana nei confronti di Dio e la carità attiva verso il prossimo. Nella parte inferiore del quadro - per volontà di Cristo - si trovano scritte le parole «Gesù, confido in Te ». Questa immagine - ha detto inoltre Gesù - «deve ricordare le esigenze della Mia Misericordia, poiché anche la fede più forte non serve a nulla senza le opere» (Diario, p. 457).
Gesù ha fatto grandi promesse per coloro che venerano l'immagine di Gesù Misericordioso: la salvezza eterna, progressi nel cammino verso la perfezione cristiana, la grazia di una morte felice e le altre grazie, se gli uomini le chiederanno con fiducia. «Attraverso questa immagine concederò molte grazie alle anime, perciò ogni anima deve poter accedere ad essa» (Diario, p. 379).

 

 La festa della Misericordia


Occupa il posto più importante tra tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia che sono state rivelate a Santa Faustina. Per la prima volta Gesù le ha parlato dell'istituzione di questa festa a Plock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo all'immagine: «lo desidero che vi sia una festa della Misericordia: voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» (Diario, p. 75).
La scelta della prima domenica dopo Pasqua come festa della misericordia ha un suo profondo significato teologico, che indica un forte legame tra il mistero pasquale della Redenzione e il mistero della Divina Misericordia. Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla Novena alla Divina Misericordia, che precede la festa e inizia il Venerdì Santo e durante la quale si recita la Coroncina.
La festa non è soltanto un giorno di particolare adorazione di Dio nel mistero della misericordia, ma è un tempo di grazia per tutti gli uomini. « Desidero - ha detto Gesù - che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori» (Diario, p. 440). «Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Concedo loro l'ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia Misericordia. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre» (Diario, p. 561).
L'importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. «In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita - ha detto Cristo - questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene» (Diario, p.235). «In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. Nessun'anima abbia paura di accostarsi a me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto» (Diario, p. 441).
Per ottenere questi grandi doni bisogna adempiere alle condizioni della devozione alla Divina Misericordia (fiducia nella bontà di Dio e carità attiva  verso il prossimo), essere in stato di grazia (dopo la confessione) e ricevere degnamente la santa Comunione. «
Nessun'anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua deve essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile Misericordia» (Diario, p. 378).

 

 

La Coroncina alla Divina Misericordia


a coroncina alla Divina Misericordia è stata dettata da Gesù a Santa Faustina a Vilnius il 14 settembre 1935 come preghiera per placare l'ira di Dio (Diario, pp. 327-329).

Chi recita questa coroncina offre a Dio Padre «il Corpo, il Sangue, 1'Anima e la Divinità» di Gesù Cristo per implorare misericordia per i propri peccati, del prossimo e del mondo intero, ma allo stesso tempo unendosi all'offerta di Gesù si rivolge a quell'amore che il Padre celeste dona a suo Figlio, e in Lui a tutti gli uomini.
Con questa preghiera si chiede pure «la misericordia per noi e per il mondo intero» e quindi si compie un atto di misericordia. Con una totale fiducia in Dio e con l'adesione alla sua volontà, i fedeli possono attendersi il compimento delle promesse di Cristo, in particolare di quelle che riguardano l'ora della morte: la grazia della conversione e di una morte serena. Le otterranno non solo le persone che reciteranno questa coroncina, ma anche l'agonizzante accanto al quale essa verrà recitata. «Quando vicino ad un agonizzante viene recitata questa coroncina - ha detto Gesù  si placa l'ira di Dio e l'imperscrutabile Misericordia avvolge l'anima» (Diario, p. 487). La promessa generale dice: «Per la recita di questa coroncina Mi piace concedere tutto ciò che mi chiederanno» (Diario, p. 806). «Con essa otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla Mia volontà» (Diario, p. 897). Tutto ciò infatti che è in disaccordo con la volontà di Dio non è un bene per l'uomo, ed in particolare per la sua felicità eterna.
« Con la recita della coroncina - ha detto in un altro momento Gesù - avvicini a Me il genere umano» (Diario, p. 543).
«La Mia Misericordia avvolgerà in vita e specialmente nell' ora della morte le anime che reciteranno questa coroncina » (Diario, p.463).

 

L'ora della Misericordia


Nell'ottobre 1937 a Cracovia, Gesù disse a Santa Faustina di venerare l'ora della sua morte. «Ogni volta che senti l'orologio battere le tre, ricordati di immergerti tutta nella Mia Misericordia, adorandola ed esaltandola; invoca la sua onnipotenza per il mondo intero e specialmente per i poveri peccatori, poiché fu in quell'ora che venne spalancata per ogni anima» (Diario, p. 820).
Poi, aggiunse: «Figlia Mia, in quell'ora cerca  di fare la Via Crucis, se i tuoi impegni lo permettono, e se non puoi fare la Via Crucis, entra almeno per un momento in cappella ed onora il Mio Cuore che nel SS .mo Sacramento è pieno di Misericordia. E se non puoi andare in cappella, raccogliti in preghiera almeno per un breve momento là dove ti trovi» (Diario, p. 820).
Il teologo prof. Ròzycki indica le condizioni perché la preghiera detta in quel momento sia ascoltata: deve essere rivolta a Gesù e recitata alle tre del pomeriggio, deve riferirsi ai valori e ai meriti della Passione di Cristo. «I
n quell'ora - ha promesso Gesù - otterrai tutto per te stessa e per gli altri; in quell'ora fu fatta grazia al mondo intero, la Misericordia vinse la giustizia» (Diario, p. 820).

 

Diffusione del culto della Divina Misericordia


Secondo il teologo prof. Ròzycki, la promessa di Gesù si riferisce anche alla diffusione del culto della Divina Misericordia: «Le anime che diffondono il culto della Mia Misericordia, le proteggo per tutta la vita, come una tenera madre protegge il suo bimbo ancora lattante e nell'ora della morte non sarò per loro un giudice, ma Salvatore misericordioso» (Diario, p. 604).
L'essenza del culto della Divina Misericordia consiste nell' atteggiamento di cristiana fiducia verso Dio e di attiva carità verso il prossimo. Gesù richiede fiducia dalle creature (cfr. Diario, p. 597) e opere di carità, con azioni, parole e preghiera. «Devi mostrare misericordia sempre e ovunque verso il prossimo: non puoi esimerti da questo, né rifiutarti, né giustificarti» (Diario, p. 457). Cristo vuole che i Suoi devoti compiano ogni giorno almeno un atto di carità verso il prossimo.
La diffusione del culto della Divina Misericordia non richiede necessariamente molte parole, ma esige fede, fiducia in Dio e misericordia sempre più grande. Santa Faustina durante la sua vita dette esempio di tale apostolato.
Il culto della Divina Misericordia porta ad un rinnovamento della vita religiosa nella Chiesa, nello spirito di cristiana fiducia e misericordia. Sotto questo aspetto incontriamo nelle pagine del Diario il pensiero di Santa Faustina di una «nuova congregazione», desiderio manifestatole da Gesù stesso. Questo pensiero ha avuto una certa evoluzione: da un ordine contemplativo diventa un movimento formato sia da congregazioni di vita attiva, che da laici. Questa grande comunità di persone, che supera le nazionalità, è un'unica famiglia legata da Dio nel mistero della Sua Misericordia e unita dal desiderio di meditare questo attributo divino nel proprio cuore manifestandolo nelle proprie azioni, per procurare la Sua gloria in tutte le anime. È una comunità di persone che in modi diversi, a seconda della condizione e della vocazione (sacerdotale, religiosa o di vita nel mondo), vive l'ideale evangelico di fiducia e di misericordia, proclama con la propria vita e la parola l'ineffabile mistero della Divina Misericordia e invoca la Misericordia di Dio per tutto il mondo. La missione di Santa Faustina trova una forte ispirazione nella Sacra Scrittura e si riflette nei documenti della Chiesa, soprattutto nell'enciclica del Santo Padre Giovanni Paolo II Dives in misericordia.



Ad maiorem gloriam Misericordiae Dei!


Cracovia, dicembre 1991


Sr. MARIA ELZBIETA SIEPAK C.S.B.V.M.M.