L'eucaristia è il culmine e la fonte di tutta la vita della Chiesa, il sacramento dell'unità degli uomini con Dio e fra di loro. Nella santa Cena il Signore si fa presente nella storia nella maniera più piena e raduna il suo popolo: l'eucaristia "fa" la Chiesa. Al tempo stesso, nella celebrazione dell'eucaristia la Chiesa invoca il dono di Dio e si apre ad esso nell'umile accoglienza della lode: la Chiesa "fa" l'eucaristia.
Gesù ha celebrato con i suoi prima della Pasqua l'ultima cena nel contesto del banchetto pasquale ebraico. In questo banchetto si faceva memoria delle meraviglie operate dal Signore nella storia dell'alleanza e si credeva che la potenza dell'Eterno le rendesse presenti ed efficaci per la stessa comunità celebrante («memoriale»): nella santa Cena Gesù dona ai suoi il memoriale della nuova alleanza, stabilita nel suo sacrificio pasquale, che la cena annuncia e anticipa nel mistero (cfr. Mc 14,22-25; Mt 26,26-29; Lc 22,17-20; 1Cor 11,23-26). Affidato dal Signore ai suoi con la solennità del comando: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19 e 1Cor 11,24s), il memoriale della Cena - presto chiamato eucaristia, in riferimento all'azione di grazie in cui si compie - divenne subito un atto vitale della Chiesa nascente, assidua nella frazione del pane: «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell' unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere... Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore» (At 2,42 e 46; cfr. 1Cor 10,17).
Nella continuità con questa tradizione apostolica il gesto sacramentale della celebrazione dell'eucaristia è sempre stato quello scelto da Gesù: lo spezzare il pane della fraternità e il condividere il calice di vino della comunione di sorte, nel contesto della benedizione a Dio. Nella stessa continuità della tradizione a presiedere l'eucaristia è stato sempre colui che rappresenta nella comunità il Cristo in quanto capo del Corpo ecclesiale, il vescovo o il presbitero in sua vece, in obbedienza alla volontà di Gesù, che aveva affidato agli apostoli la celebrazione del memoriale e si era lui stesso presentato nell'ultima cena nel ruolo del capofamiglia, tipico della tradizione pasquale ebraica. Sotto la presidenza del sacerdote tutta l'assemblea partecipa attivamente alla celebrazione eucaristica, esercitando in essa il suo sacerdozio battesimale. Così nell'eucaristia viene ad esprimersi la Chiesa intera nella sua unità e nella varietà dei carismi e dei ministeri, di cui è arricchita dallo Spirito. Nella celebrazione della Cena del Signore la presenza della Unità è particolarmente evidente: l'eucaristia è azione di grazie al Padre, memoriale del Figlio, invocazione dello Spirito Santo. L'azione di grazie è rivolta a Dio per i suoi benefici, in continuità con la tradizione ebraica della benedizione (berakab), che Gesù ha fatto propria: essa è riconoscimento dell'assoluto primato dell'iniziativa divina, confessione di lode per le meraviglie compiute dall'Eterno nella creazione e nella redenzione, e invocazione del dono, che da Dio solo procede e si compirà interamente nella pienezza del Regno. La Cena del Signore deve perciò suscitare in noi anzitutto uno stile di vita fatto di ringraziamento, di adorazione e di offerta, che relaziona tutto a Dio come alla prima sorgente e all'ultima patria e si apre all'accoglienza del dono, che da Lui solo viene. Questo stile di gratitudine e di meraviglia ci libera dalla prigionia di noi stessi e ci schiude alle sorprese di Dio. Dove non c'è gratitudine il dono e perduto: dove si fa eucaristia esso diventa pienamente fecondo.
 

 

In quanto memoriale del mistero pasquale del Figlio, l'eucaristia è il sacramento del sacrificio della Croce ed è convito, nel quale si partecipa veramente al Corpo e al Sangue del Signore: non commemorazione vuota, ma memoria potente, il memoriale in senso biblico è il farsi presente dell'evento della salvezza nell'oggi della comunità celebrante per opera dello Spirito di Dio. Il Cristo morto e risorto e presente nel segno del pane e del vino, che diventano realmente il suo corpo e il suo sangue: la santa Cena è il sacramento dell'incontro pieno con lui, la partecipazione al suo mistero pasquale, che riconcilia la persona e la comunità nella nuova alleanza con Dio. Unendosi al sacrificio che Cristo ha compiuto una volta per sempre sulla Croce e che viene reso presente nel sacramento dell'altare, la comunità celebrante si offre al Padre ed entra nella pace della riconciliazione compiuta dal Crocifisso Risorto. La partecipazione alla Pasqua di Gesù viene espressa nel convito, in cui coloro che sono stati riconciliati si nutrono dell'unico pane e dell'unico calice per diventare il suo Corpo, la Chiesa: «il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane» (I Cor 10, 16s).
L'eucaristia, in quanto memoriale della morte e resurrezione del Signore, tende allora a suscitare una vita pasquale, in cui i risorti, che hanno incontrato il Risorto nel pane della vita, sperimentano e irradiano la sua vittoria sulla morte e sul peccato. Uniti a Cristo nella partecipazione alla sua Croce, essi sono uniti a lui anche nella potenza della resurrezione, riconciliati in lui col Padre e con gli uomini, capaci di edificare il suo Corpo nella storia. Partecipi del sacrificio di lode e di intercessione del Signore Gesù, i cristiani possono
ringraziare e intercedere a loro volta nell'eucaristia per la Chiesa e il mondo intero, per i vivi e per i defunti, ad essi uniti nella comunione dei santi. Nutriti del pane della vita, vera «medicina dell'immortalità», i cristiani possono pregustare le gioie del Regno a venire e anticiparne la realizzazione nel tempo del pellegrinaggio: la vita eucaristica è protesa verso il futuro della promessa di Dio ed è chiamata a manifestare la gioia del dono gia sperimentato e la speranza nella promessa non ancora pienamente compiuta.
L'eucaristia è infine invocazione o «epiclesi» dello Spirito Santo: poiché è lo Spirito che attualizza nel tempo la presenza e l'opera di Cristo, la Chiesa invoca dal Padre il dono del Consolatore, che renda presente nel segni sacramentali il Cristo morto e risorto e ne estenda i benefici di riconciliazione a tutti coloro che ne partecipano e all'umanità intera per cui essi intercedono. La Chiesa sa che questa invocazione è esaudita dalla misericordia di Dio, fedele alla promessa racchiusa  nel comando che Gesù ha dato di celebrare il suo memoriale. Grazie all'opera dello Spirito non solo il Risorto si rende presente nei segni del pane e del vino, ma trasforma anche la comunità celebrante nel suo Corpo presente nella storia. Perciò la Chiesa rivolge al Padre la doppia domanda: «Manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo, perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri», e: «A noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito».
L'esistenza eucaristica suscitata dall'azione dello Spirito e pertanto comunione, testimonianza e servizio: essa impegna il cristiano a vivere da riconciliato e ad annunciare e donare agli altri la grazia della comunione che gli e stata gratuitamente donata. Lasciandosi guidare dallo Spirito, che il pane della vita gli trasmette, il credente scopre la passione per l'unità del corpo di Cristo e tende a manifestarne la bellezza nella storia degli uomini. Anche cosi l'eucaristia è il sacramento dell'unita della Chiesa, segno e strumento della riconciliazione donata, forza per sanare ogni lacerazione e perciò sorgente e motivo dell'impegno ecumenico, vissuto come obbedienza al dono, che il Signore ci fa di sé nella sua Cena: «Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore»   (ICor11,26s). L'eucaristia contiene dunque ciò che c'è di più essenziale per la vita della Chiesa e la redenzione del mondo: perciò la celebrazione eucaristica si configura come una parabola dell'intera storia della salvezza. Punto di partenza è la «schiavitù d'Egitto» del popolo dell'antica alleanza e di ogni ora del tempo, la condizione di peccato, cioè, che va riconosciuta e confessata da tutti e da ciascuno con profonda umiltà (atto penitenziale). Al bisogno di perdono e di riconciliazione risponde anzitutto la Parola di Dio, risuonata per Israele nella rivelazione a Mosè e ai profeti e pronunciata definitivamente nel Verbo incarnato (liturgia della Parola). La comunità così preparata può celebrare A patto, di cui fu figura quello del Sínai, e che trova la sua suprema realizzazione nel sacrificio pasquale del Signore Gesù, ripresentato nel memoriale eucaristico (liturgia eucaristica). L'accoglienza del dono dell'alleanza, infine, si esprime nella comunione e si traduce nell'invio missionario, perché, come l'elezione fece dell'antico Israele segno elevato fra i popoli, l'alleanza nuova nel sangue di Cristo fa della Chiesa il suo popolo pellegrinante e missionario nel tempo. La comunione è sorgente della missione (riti di comunione e di invio). Vivere pienamente l'eucaristia significa allora fare dell' incontro con Gesù Signore la ragione, la forza e la bellezza di tutta la nostra esistenza nella Chiesa e per il mondo. Chi celebra la Cena del Signore può far sua la parola dell'Apostolo: «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20).