
Nel disegno di Dio l'uomo e la donna rivelano una unita
originaria, che è la radice incancellabile della loro pari dignità di persone
umane e della loro costitutiva vocazione alla reciprocità: «Dio creò l'uomo a
sua immagine, a immagine di Dio li creò, maschio e femmina li creò» (Gn 1,27).
«Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i
due saranno una sola carne» (Gn 2,24). Il vincolo nuziale realizza la
reciprocità fra l'uomo e la donna in una forma così alta e profonda, da essere
spesso richiamato dall'Antico Testamento come simbolo del rapporto d'amore fra
Dio e il suo popolo (cfr. Os 1-3; Ger 2 e 3; Ez 16 e 23; Is 54 e 62; e il
Cantico dei Cantici).
Gesù a sua volta parla dell'alleanza matrimoniale come di un dono e di un
impegno altissimo, definitivo come lo è la fedeltà dell'Eterno, che in esso si
esprime: «Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e
gli chiesero: "E' lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi
motivo?". Ed egli rispose:" Non avete letto che il Creatore da principio li creo
maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si
unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma
una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi"» (Mt
19,3-6).
La Chiesa delle origini ha visto nel vincolo nuziale il segno vivo dell'unione
sponsale fra Cristo e la Chiesa: «L'uomo lascerà suo padre e sua madre e si
unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande;
lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! » (Ef 5,3 1 s). Perciò la
reciprocità dei coniugi e chiamata a riflettere l'amore fedele e totale con cui
il Signore ama la Chiesa (cfr. Ef 5,21-33; Col 3,18s) e deve tendere alla
crescita comune nella fede e nell'alleanza con Dio (cfr. 1Pt 3, 1-7). Questa
visione altissima ed esigente del matrimonio non impedisce alla Chiesa nascente
di affermare il valore grande della verginità vissuta come segno del Regno,
capace di profonde e vaste relazioni di reciprocità nella comunione con Dio e
con gli altri (cfr. 1Cor 7). Nel matrimonio e nella verginità consacrata si
esprimono due vocazioni che vengono dall'Eterno e conducono a celebrarne la
gloria con tutta la vita. Su queste basi la fede della Chiesa ha riconosciuto
nel patto d'eterna e indissolubile alleanza fra i due coniugi un sacramento, di
cui gli stessi sposi sono ministri, e che comunica ai due la grazia
dell'incontro con Cristo, Sposo della sua Chiesa, la presenza santificante dello
Spirito e la promessa della fedeltà di Dio, non solo nell'atto della
celebrazione, ma anche in ogni istante della vita coniugale.
Il sacramento del matrimonio pone dunque gli sposi in una relazione nuova e
vivificante con la Trinità Santa. In rapporto al Padre il matrimonio si presenta
come l'atto col quale gli sposi si consacrano insieme a Dio e vengono accolti da
lui, che li ha chiamati alla donazione reciproca. Risplende in questo segno
sacramentale il carattere sponsale dell'alleanza che l'Eterno ha gratuitamente
stabilito con gli uomini. La reciprocità in cui l'alleanza nuziale si esprime e
segno della reciprocità che Dio chiede e dona alle creature. Nel vincolo dei
due, donato al tempo stesso e accolto dal Padre, viene a riflettersi lo stesso
vincolo che egli ha voluto col suo popolo: «Ti farò mia sposa per sempre, ti
faro mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti
fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore ... » (Os
2,21s). Sulla base di questa presenza divina gli sposi nello scegliersi
reciprocamente possono promettersi la fedeltà per sempre «nella gioia e nel
dolore, nella salute e nella malattia», con l'impegno senza ritorno «di amarsi e
onorarsi tutti i giorni della loro vita».
Se in relazione al Padre il matrimonio e segno sacramentale dell'unità degli
sposi con Dio nel tempo e per l'eternità, in rapporto al Figlio il vincolo
nuziale è segno dell'alleanza indissolubile fra Cristo e la Chiesa ed è dono
efficace di grazia in ordine all'unità piena dei due. In questa luce si
comprende come la comunione coniugale sia fine proprio del sacramento, perché
rende visibile l'unione di Cristo con la Chiesa e ne è nutrita e vivificata: «I
coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, per il quale essi
sono il segno del mistero di unita e di fecondo amore che intercorre fra Cristo
e la Chiesa e vi partecipano (cfr. Ef 5,32), si aiutano a vicenda per
raggiungere la santità nella vita coniugale, nell'accettazione e nell'educazione
della prole, e hanno così, nel loro stato di vita e nel loro ordine, il proprio
dono in mezzo al popolo di Dio» (Lumen gentium 11). L'esigenza della fedeltà e
dell'indissolubilità del matrimonio si fonda dunque oltre che sulla donazione
reciproca totale e senza riserve, necessaria per edificare nella storia l'unità
piena dei due, che è fondamento della famiglia - su questa vocazione dei due ad
essere col loro amore il sacramento dell'unione indissolubile del Signore Gesù
con la sua Chiesa. Il cammino della fedeltà richiede un impegno continuamente
nuovo, che non faccia mai intristire l'amore nell'assenza del dialogo e della
generosità reciproca, e spinga ciascuno dei due a prendere l'iniziativa di
andare verso l'altro, anche quando l'altro non faccia altrettanto, appunto come
Cristo ha amato la Chiesa e ama ciascuno di noi.
Infine, in rapporto allo Spirito Santo l'evento sacramentale del matrimonio si
pone come segno e strumento di alleanza. Lo Spirito è colui che nel mistero
trinitario è vincolo dell'eterno amore e apertura del dono ad altri:
analogamente, la sua azione sugli sposi fa sì che essi approfondiscano il patto
del consenso umano con la grazia che radica nella stessa unità divina il loro
amore e al tempo stesso arricchisce e potenzia la naturale tendenza dell'amore
coniugale alla diffusione di se nella procreazione.
Nell'incontro coniugale, aperto alla fecondità in maniera responsabile, gli
sposi sono l'uno per l'altra veicolo del dono dello Spirito Santo, sacramento
vivo dell'incontro con Cristo. Inoltre l'azione del Paraclito - principio
invisibile dell'unità ecclesiale - fa degli sposi segno e strumento della
comunione della Chiesa, impegnandoli ad essere testimoni e artefici di unità e
di crescita del popolo di Dio, anzitutto attraverso l'educazione dei figli: «Dal
matrimonio procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della
società umana, i quali per la grazia dello Spirito Santo sono elevati col
battesimo allo stato di figli di Dio, per perpetuare attraverso i secoli il suo
popolo. In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica i genitori devono
essere per i loro figli, con la parola e con l'esempio, i primi annunciatori
della fede e favorire la vocazione propria di ognuno, quella sacra in modo
speciale» (Lumen gentium 11).
Perciò la Chiesa invoca sugli sposi la benedizione di Dio, perché «nel vincolo
da lui consacrato condividano i doni del suo amore, diventino l'uno per l'altra
segno della sua presenza, siano un cuor solo e un'anima sola, con l'affetto e
con le opere edifichino la loro casa e alla scuola del Vangelo preparino i loro
figli a diventare membri della Chiesa». Il legame con la Trinità, suggellato nel
sacramento del matrimonio, fa dunque degli sposi un' immagine viva dell'eterno
amore e nutre in essi e attraverso di essi nella comunità ecclesiale lo spirito
del dialogo e della solidarietà. Consapevole della grandezza di questo dono e di
questa missione e insieme esperta delle resistenze dell'egoismo e della paura di
amare, che ne rendono a volte faticosa la realizzazione fedele, la Chiesa si
impegna ad aiutare gli sposi nel loro cammino, invocando per essi
incessantemente la ricchezza delle benedizioni divine: «Ti lodino, Signore,
nella gioia; ti cerchino nella sofferenza; godano della tua amicizia nella
fatica e del tuo conforto nella necessità; ti preghino nella santa assemblea,
siano testimoni del tuo Vangelo». Nella più alta espressione dell'amore umano -
la reciproca donazione degli sposi nella profondità del cuore e nell'unione
sessuale, che la manifesta e la realizza come evento di grazia - viene cosi a
risplendere l'intensità e la fedeltà con cui la Trinità abita i giorni dell'uomo
e fa di essi anticipo e promessa della gloria futura.