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La parte antica del monastero di S. Rita risale alla fine del 1200; era dedicato a S. Maria Maddalena. Fu ampliato nella prima metà del 1700 con le generose offerte di Giovanni V. re del Portogallo, guarito di cancro all'occhio per intercessione della Santa.
L'ultimo ampliamento è avvenuto negli ultimi decenni con la costruzione del Santuario.
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IL MONASTERO DI CLAUSURA - è il luogo storico dove S. Rita visse 40 anni come monaca agostiniana e dove morì.
Superate le due porte di entrata, salendo ti trovi vicino al POZZO, dove S. Rita attingeva l'acqua per l'orto, la cucina, le pulizie. Ella visse qui servendo Dio e la comunità con una vita povera, spesa nella preghiera e nell'esecuzione di lavori manuali.
Guardandosi intorno si gode di trovarsi in un luogo cosi semplice.
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Dalla parte opposta del pozzo sul muro, a fianco della porta e del finestrone del refettorio, puoi notare qua e là dei piccoli fori; essi sono abitati dalle cosiddette API MURARIE. Nel 1628 Urbano VIII fece portare a Roma una di queste api per poterla osservare. Ogni anno vengono viste nel periodo primaverile mentre lavorano, entrano ed escono da questi fori sul muro.
La pietà popolare le ha collegate con il fioretto delle api avvenuto a Roccaporena pochi giorni dopo la nascita di Rita. Mentre dormiva nella culla alcune api si radunarono sul visino della bimba. I genitori spaventati volevano scacciarle, ma videro che le api non facevano alcun male alla loro piccola.
LA VITE rigogliosa che qui puoi ammirare produce ogni anno uva bianca.
E' diventata il simbolo dell'obbedienza di S. Rita e della sua fecondità spirituale; lei infatti, come dice il vangelo di Giovanni, unita a Gesù, vera vite, è un tralcio che produce molti frutti. La tradizione dice che mentre Rita era novizia la superiora le chiese di innaffiare per obbedienza una pianta secca, che si trovava nel giardino.
Rita lo fece umilmente giorno per giorno. La pianta riprese a vivere.
Nel 1700 si cominciò ad affermare che la pianta secca che riprese a vivere per l'obbedienza di S. Rita era una vite. Quella che vedi qui ha più di 200 anni.
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CORO ANTICO - Entrando dalla porta destra, sotto la vite,accedi al Coro Antico, dove S. Rita fece la vestizione come monaca agostiniana.
Qui lei pregava di giorno e di notte insieme alla sua comunità, meditando nel cuore, come prescrive la Regola di S. Agostino, ciò che si proferisce con la voce.
Quando Rita, dopo l'assassinio del marito e la morte dei figli, chiese di diventare monaca ricevette un rifiuto a causa della opposizione dei suoi parenti e delle faide tra le famiglie. La tradizione parla di un aiuto particolare ricevuto allora da Rita da parte dei suoi tre patroni: Agostino, Nicola da Tolentino, Giovanni Battista.
Nel 1610 si trova affermato nella biografia del Cavallucci che i tre Santi la introdussero qui attraverso le porte e le finestre chiuse e che a causa di questo grande prodigio venne accolta. La storia è più bella della leggenda perché Rita, con l'aiuto dei Santi, aprì i cuori e le famiglie alla pace e alla riconciliazione e cosi poté entrare nel monastero con il consenso dei consanguinei.
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ORATORIO DEL CROCEFISSO - Attraverso la scalinata arrivi nell'ORATORIO DEL CROCEFISSO, dove la tradizione afferma che S. Rita ricevette la stigmata sulla fronte.
Al tempo di Napoleone tra il 1810-15 purtroppo fu adibito a focolare.
L'affresco è difficilmente databile perché è stato molto rovinato dall'umidità.
La statua in marmo di A. Biggi è del 1957.
Questo luogo e questa immagine ricordano il fatto centrale della vita e della spiritualità Ritiana. Il Venerdì Santo 1442, dopo aver ascoltato la predica sulla passione del Signore tenuta dal francescano S. Giacomo della Marca, Rita con ardente amore desiderava soffrire con Lui. Il Crocefisso la esaudì e una spina si conficcò nella fronte di Rita provocando una dolorosa ferita; per 15 anni ebbe la piaga sulla fronte.
Ne fu liberata solo per il suo pellegrinaggio a Roma nell'anno Santo 1450.
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