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IL FONDAMENTO DOGMATICO
Il Purgatorio come stato di purificazione morale, al di là della morte, è dogma di fede definito dalla Chiesa nel II Concilio di Lione (1274) (Denz 464), nel Concilio Fiorentino (Denz 693), da Leone X (Denz 777), dal Concilio di Trento (Denz 983, cfr. Simbolo Tridentino, Denz 998).
Una panoramica storica è presentata da Enrico Zoffoli o. c. 108-111, dove sono evidenziate le due affermazioni dogmatiche:
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1) esiste il Purgatorio per quelli che sono morti in grazia di Dio ma che devono espiare la pena temporale per i peccati commessi;
2) il valore e il dovere del suffragio per i defunti.
Nel corso di oltre dodici secoli - dalle origini al Medioevo - il Magistero ordinario e universale aveva potuto nutrire la fede nel Purgatorio specialmente con la catechesi dei Padri, finché il pullulare delle eresie gnostico-manichee non obbligarono la Chiesa a reagire in modo perentorio e solenne.
Il primo documento, Sub catholicae professione destinato ai Greci - 6 marzo 1254 - risale a Innocenzo IV. Vi si dice che la purificazione operata dal fuoco del Purgatorio riguarda i fedeli che muoiono in peccato veniale e devono scontare la pena temporale dovuta a quelli gravi, rimessi quanto alla colpa: « ... parva et minuta purgantur qua e post mortem etiam gravant, si in vita fuerunt relaxata» (D-S 838s)
Nel II Concilio ecumenico di Lione, celebrato sotto Gregorio X (1274), la Professione di fede firmata dall'imperatore Michele Paleologo e letta alla presenza del Papa, precisava la dottrina tradizionale, aggiungendo che si tratta di fedeli morti in grazia di Dio (in caritate decesserint): non hanno fatto la penitenza dovuta ai
peccati commessi, e a loro giovano i suffragi dei Vivi, come Messe, preghiere, elemosine ed altre pie pratiche che sogliono farsi «secundum Ecclesiae instituta» (D-S 856).
Sotto Benedetto XII, la presa di posizione contro alcuni errori attribuiti agli Armeni (agosto 1341) conferma la dottrina tradizionale. Essi negavano l'esistenza del Purgatorio, sostenendo che al cristiano basterebbe confessare le proprie colpe per ottenerne il perdono e la remissione delle rispettive pene; e che per i defunti si dovrebbe pregare come per tutti gli altri non bisognosi di suffragi (cfr. D-S 1010).
Nel 1351 Clemente VI scrive agli Armeni per accertarsi se credano nel Purgatorio, dove le anime, decedute in pace con Dio, devono subire la pena temporanea del fuoco per condurre a termine la soddisfazione dei loro peccati. Compiuta la necessaria purificazione, esse godono subito la visione beatifica, anche prima del giudizio universale (D-S 1057). Il Concilio ecumenico di Firenze, nel decreto Laetentur caeli (6 luglio 1439) riguardante la composizione dello scisma dei Greci, ribadisce quanto era stato insegnato dal II Concilio di Lione e dal decreto per gli Armeni di Clemente VI (D-S 1304s).
Particolare l'attenzione alle indulgenze per i defunti nella bolla Salvator noster (3 agosto 1476) di Sisto IV (D-S 1398); la quale però, avendo dato luogo ad equivoci e false interpretazioni, fu seguita dall'enciclica Romani Pontificis provida (27 novembre 1477), in cui il Papa esprime il proprio disappunto per quanto era stato propagato: "Non sine gravi animi Nostri displicentia intelleximus nonnullos minus recte et longe aliter quam intentio Nostrafuerit aut sit huiusmodi verba interpretatos esse ... » (D-S 1406).
Segue la condanna, da parte di Leone X, delle 41 tesi di Lutero, contenuta nella bolla Exsurge Domine (15 giugno 1520), quattro delle quali riguardano il Purgatorio (nn. 37, 38, 39,40):
- la sua esistenza non risulta dalla S. Scrittura;
- non tutte le anime sono certe della propria salvezza; né vi sono ragioni per le quali si può asserire che non possono meritare e crescere nella carità;
- le anime del Purgatorio peccano ogni volta che cercano il riposo e non sopportano le pene subite;
- le medesime, una volta liberate, sono meno felici in seguito ai suffragi dei vivi di quanto lo sarebbero se da se stesse avessero soddisfatto la giustizia di Dio (D-S 1487-1490)
Il 3 dicembre 1563, il Concilio di Trento riassume e conferma la dottrina sul Purgatorio nel decreto che lo riguarda espressamente: «La Chiesa cattolica, ammaestrata dallo Spirito Santo per mezzo della Sacra Scrittura e attraverso l'antica tradizione dei Padri, ha insegnato nei sacri Concili, e, recentissimamente, in questo sinodo ecumenico, CHE ESISTE IL PURGATORIO E CHE LE ANIME IN ESSO TRATTENUTE VENGONO AIUTATE DAI SUFFRAGI DEI FEDELI, SPECIALMENTE DAL SACRIFICIO DELL'ALTARE (potissimum vero acceptabili altaris sacrificio iuvari); e il santo sinodo ordina ai vescovi di procurare diligentemente che la sana dottrina circa il Purgatorio trasmessa dai santi Padri e dai sacri Concili SIA CREDUTA DAI FEDELI CRISTIANI, CONSERVATA, INSEGNATA E PREDICATA IN OGNI PARTE» (D-S 1820. iv., 1867).
La professione di fede contenuta nella bolla di Pio IV, lniunctum nobis (13 novembre 1564), fa eco alla dottrina di Trento: :Constanter teneo purgatorium esse, animasque ibi detentas fidelium saffragiis iuvari» (D-S 1867).
Sotto Pio X, la Chiesa leva ancora una volta la voce contro alcuni errori degli Orientali a proposito del nostro dogma di fede Ex quo, nono, 26 dicembre 1910. - D-S 3554).
ella Lumen Gentium del Vaticano II figura anche la categoria dei fedeli che «passati da questa vita, stanno purificandosi» in Purgatorio (iv., 49). Il Concilio sottolinea che la «Chiesa dei viatori fin dai primi tempi della religione cristiana coltivò con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro anche suffragi ... » (iv., 50).
Crediamo - concludiamo con Paolo VI - che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo - sia quelle che devono ancora essere purificate dal fuoco del Purgatorio, sia quelle che, come il buon ladrone, sono ricevute in Paradiso da Gesù subito dopo essersi separate dal corpo - costituiscono il popolo di Dio dopo la morte, la quale sarà distrutta totalmente nel giorno della resurrezione, nel quale le anime si riuniranno ai loro corpi». (Professione di Fede, 30 giugno 1968)
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IL FONDAMENTO BIBLICO
Dopo la festa di Pentecoste del 162 a.C.,
avviene uno scontro a lamnia tra i soldati di Giuda Maccabeo e quelli di Gorgia,
stratega del re dell' ldumea. Muoiono anche dei soldati di Giuda colpevoli di
idolatria perché avevano preso come bottino amuleti pagani e sono sepolti nei
pressi di Odollam.
Il brano del secondo libro dei Maccabei è il più importante documento
sull'espiazione al di là della morte e sul valore del sacrificio espiatorio
«Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di
Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei
sepolcri di famiglia. Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti
sacri agli idoli di lamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti
chiaro il motivo per cui costoro erano caduti. Perciò tutti, benedicendo
l'operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero
alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato.
Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati,
avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti.
Poi fatta una colletta, con un tanto a testa, per circa duemila dramme
d'argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio,
compiendo così un'azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della
risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero
risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli
considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella
morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò
egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti
dal peccato» (2 Mac 12, 39-45).
Altri due testi sono del Nuovo Testamento. Il testo di Matteo indica
implicitamente dei peccati che saranno perdonati nel secolo futuro
«Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma
la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del
Figlio dell' uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli
sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro» (Mt 12, 31.32) .
Il testo di Paolo nella prima lettera ai Corinzi è più diretto e parla dell'
opera apostolica che però sarà bruciata, purificata dalle sue imperfezioni con
una punizione, per l'apostolo che ha costruito con legno, fieno, paglia sul
fondamento che è Gesù Cristo, ma lasciandolo in salvo "però come attraverso il
fuoco"
«Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho
posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento
come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che
già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce
con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l'opera di ciascuno
sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e
il fuoco proverà la qualità dell' opera di ciascuno. Se l'opera che uno costruì
sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera
finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il
fuoco» (1 Cor 3, 10-15).
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