LETTERA CIRCOLARE AGLI AGOSTINIANI E AGOSTINIANE D'ITALIA, RELIGIOSI E LAICI,

IN OCCASIONE DEL 700° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SAN NICOLA

 

 

Nell'anno 2003 è stato indetto per tutta la Famiglia Agostiniana un Giubileo agostiniano triennale (2004-2006) per celebrare tre importanti avvenimenti della storia dell'Ordine: nel 2004 i 1650 anni dalla nascita di sant'Agostino (avvenuta il 13 novembre del 354); nel 2005 i 700 anni dalla morte di san Nicola da Tolentino (avvenuta il 10 settembre del 1305), primo santo agostiniano canonizzato; nel 2006 i 750 anni della Grande Unione dell'Ordine, fatta dal papa Alessandro IV il 9 aprile del 1256, con la bolla Licet Ecclesiae.

Nella lettera di indizione venivano indicati anche i criteri, le finalità, gli obiettivi del Giubileo, attorno a tre piste di lettura e di riflessione: ricordare, celebrare, credere. Ci troviamo ora in pieno svolgimento del secondo anno del Giubileo, quello dedicato a san Nicola da Tolentino. L'anno scorso san Nicola è stato scelto, insieme a santa Rita da Cascia, quale patrono della Provincia Agostiniana d'Italia.

Con la presente desidero partecipare alcune riflessioni sulla figura di questo grande testimone dell'amore di Dio, ai fratelli della Provincia Agostiniana d'Italia, alle consorelle di vita contemplativa, alle suore di vita apostolica e ai tanti laici che stanno facendo con noi un cammino di fede e lavorano insieme a noi per la costruzione del regno di Dio.

nella scia della spiritualità di sant'Agostino.

 

1. CHE COSA HA SIGNIFICATO SAN NICOLA PER L'ORDINE AGOSTINIANO

 

Tre documenti, tratti rispettivamente dalla liturgia dell'Ordine, dall'iconografia del santo e dalla storiografia, ci trasmettono i tratti essenziali della figura di san Nicola, così come l'Ordine l'ha percepita in questi sei secoli che ci separano da lui. L'antica antifona del Magnificat dei vespri della festa di san Nicola così cantava l'elogio del Santo: "Nicola, vero povero di Cristo, vergine amato da Dio, diligente osservante dell'obbedienza, ha reso illustre l'Ordine degli Eremitani con i suoi miracoli e le sue virtù".

L'iconografia classica e più conosciuta di san Nicola presenta il Santo con un giglio in mano, una stella sul petto e un libro nell'altra mano su cui si legge la frase: "PRAECEPTA PATRIS MEI SERVAVI SEMPER" ("Ho sempre osservato i precetti dei Padre mio").

Il terzo tratto lo troviamo nella sintetica presentazione del Santo che fa Giordano di Sassonia, l'autore spirituale forse più letto nella storia dell'Ordine: "Nicola, abbandonate le reti dei desideri mondani, nudo e povero, seguì il nudo e povero Cristo crocifisso... Le sue parole, che provenivano da un cuore pieno di amore, non avevano nulla di ozioso, di superfluo, di superbo, ma tutte erano ripiene di edificazione e di santità".

L'idea dunque che l'Ordine durante questi secoli si è fatto di san Nicola, proponendolo come modello di vita agostiniana, la possiamo sintetizzare in questi termini: san Nicola è modello per l'osservanza dei voti religiosi; san Nicola è il fedele interprete della spiritualità agostiniana; san Nicola ha incarnato perfettamente la vita evangelica, quasi un Cristo redivivo...

Altre preziose indicazioni ci vengono presentate anche dalla prima Vita di san Nicola, scritta nel 1326 dall'agostiniano Pietro da Monterubbiano, 11 anni dopo la morte del Santo. Anche se scritta in stile apologetico e agiografico con i criteri propri del tempo, la Vita ci indica chiaramente in che modo fin dagli inizi l'Ordine abbia percepito e abbia fatto propria la testimonianza di vita e di fede di san Nicola.

 

2. LA RICCHEZZA CARISMATICA DI S. NICOLA

 

San Nicola e l'unità della Chiesa

 

La canonizzazione di san Nicola (1446)è stata la prima fatta dalla Santa Sede dopo la riunificazione della Chiesa d'Occidente con la Chiesa d'Oriente, sottoscritta il 6 luglio 1439 durante il XVII concilio ecumenico il concilio di Basilea - Ferrara - Firenze.

Il papa  riconobbe che il dono della riunificazione delle Chiese d'Oriente e d'Occidente era stato ottenuto grazie all'intercessione di san Nicola.

L'orazione composta in occasione della canonizzazione dice infatti: "Concedi, o Dio onnipotente, che la tua Chiesa, resa splendente dalle virtù e dai miracoli di san Nicola da Tolentino, goda, per sua intercessione, di unità e di pace duratura".

In questo modo la riconosciuta intercessione di san Nicola per l'unità della Chiesa è una conferma che il servizio alla Chiesa è una delle priorità della nostra spiritualità. Da sant'Agostino (cantore della Chiesa di Cristo) alla nascita dell'Ordine nel medioevo per volontà della Chiesa, alla storia susseguente dell'Ordine fino ai giorni nostri, il servizio, la dedizione e la fedeltà alla Chiesa sono stati una delle caratteristiche della nostra spiritualità.

 

San Nicola e le anime dei Purgatorio

 

La devozione verso le anime del Purgatorio e l'uso di celebrare e far celebrare il sacrificio della Messa in suffragio delle anime dei defunti ancora bisognose di purificazione, hanno avuto un forte incremento e sono entrati nella tradizione devozionale dei fedeli nei secoli XI - XIV, particolarmente sostenuti e diffusi dai nuovi Ordini mendicanti.

Dal Processo di canonizzazione e dalla Vita di san Nicola scritta da Pietro di Monterubbiano risulta già invalso l'uso della celebrazione della messa quotidiana per i defunti ad opera dei singoli sacerdoti, oltre alla Messa conventuale cui partecipava tutta la comunità.

La "visione delle anime purganti" avuta da san Nicola mentre si trovava nell'eremo di Valmanente, e raccontata con dovizia di particolari dal primo biografo, è stata la motivazione storica che ha fatto di san Nicola il protettore e l'intercessore delle anime del Purgatorio in tutta la Chiesa.

 

San Nicola taumaturgo

 

Le testimonianze del processo di canonizzazione rispondono essenzialmente alla domanda sulla notorietà della fama di santità e di operare miracoli del santo frate di Tolentino, più che sulla raccolta di notizie storiche sulla sua vita e attività.

Ne emerge la figura di un taumaturgo, riconosciuto come tale già mentre era in vita, ma la cui fama si dilatò subito dopo la sua morte, raggiungendo non solo tutta la regione del Piceno, ma ben presto l'Italia centrale e quindi tutta l'Europa.

Narra il verbale del Processo di canonizzazione che i due vescovi incaricati dalla Santa Sede di presenziare all'audizione dei testi, "il nove settembre (1326), lungo il cammino per il quale si va a Tolentino,incontrarono una grande moltitudine di persone, uomini e donne, provenienti da diverse parti, località e province, e richiesero dove andavano e per quale ragione. E tutti concordemente rispondevano con grande devozione: Andiamo a Tolentino, alla chiesa di sant'Agostino, per visitare il sepolcro del beato Nicola da Tolentino... Tutti lo chiamavano santo e in pubblico e concordemente dicevano "il beato" o "san Nicola" e non "frate Nicola".

La stessa bolla di canonizzazione di papa Eugenio IV, del 1° febbraio 1446, fa menzione di 301 miracoli che erano stati raccolti a riprova della sua santità.

Da allora la sua fama taumaturgica si è irradiata dovunque si sono resi presenti gli agostiniani, nei paesi europei prima, poi dal sec. XVI nelle Americhe e nei continenti asiatico ed africano.

 

San Nicola penitente ed orante

 

La grande penitenza, che si esprimeva in continue e dure astinenze e digiuni, mortificazioni corporali e lotta contro le insidie diaboliche, e una continua preghiera, che si protraeva ben oltre l'assidua e attenta partecipazione alla preghiera comune e diventava uno stato permanente di preghiera, diurno e notturno, sono altri due tratti di san Nicola messi particolarmente in risalto nel Processo e nella prima Vita.

Questo aspetto ascetico pone san Nicola tra i santi più grandi e rappresentativi del Medioevo, quando nella santità di una persona veniva dato particolare risalto e importanza all'aspetto ascetico e penitenziale, quale sequela eroica dell"'annientamento" di Cristo: "nudo e povero, seguì il nudo e povero Cristo crocifisso...".

La dimensione penitenziale della santità di san Nicola, che nella tradizione dell'Ordine è stata messa in particolare risalto dalle Congregazioni di Osservanza e dalle riforme sorte lungo i secoli (Scalzi e Recolletti), ha influenzato notevolmente anche l'iconografia.

Nel continente latinoamericano, ad esempio, l'immagine classica di san Nicola lo rappresenta in atto di flagellarsi davanti al Crocifisso.

 

San Nicola devoto della Madonna

 

San Nicola ebbe una devozione tenera e filiale verso la Madre di Dio. Ogni momento importante della sua vita, compreso quello della morte, è segnato dalla sua presenza materna. L'invocazione a Maria sorge spontanea dalle labbra e dal cuore di san Nicola. Con Maria ha una "frequentazione" familiare: la sogna, la vede, ci parla. A lei deve il recupero della salute in modo istantaneo e miracoloso, attraverso la mediazione di un pane chiesto in elemosina ad una sua devota e poi benedetto e mangiato in onore di Maria. Nicola riesce a strappare da Lei la solenne promessa che tutti coloro che avessero in futuro imitato il suo gesto avrebbero sperimentato l'efficacia della intercessione della Madre di Dio. Di qui l'uso dei "pani" di san Nicola, conosciuto in ogni parte del mondo.

 

3. SAN NICOLA PER IL MONDO Dl OGGI

 

Questi tratti della figura di san Nicola, anche se descritti sinteticamente, ci danno un'idea del grande influsso avuto dal Santo nella spiritualità e nella storia dei nostri confratelli del passato. Ma oggi il mondo sta cambiando rapidamente e con esso anche la Chiesa e l'Ordine.

Molte realtà, simboli, sensibilità, forme di spiritualità propri del passato stanno passando in disuso, mutano d'interesse o si sono aggiornati in nuove formulazioni, oppure stanno scomparendo. Allora, nel ricordare e celebrare questa grande figura della nostra storia, sorge spontanea una domanda: in che cosa san Nicola può essere di modello all'agostiniano di oggi? Che cosa può dire alle donne, agli uomini del nostro tempo? Può trasmetterci messaggi validi anche nella società attuale? Quali?

Voglio qui di seguito delineare alcuni aspetti di spiritualità, dai quali san Nicola appare non solo come un "fenomeno" spirituale da ammirare e di cui ringraziare il Signore, ma anche come modello di vita e di fede per il nostro oggi.