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Cristo, sacramento dell'incontro con Dio
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Le ultime parole del testo conciliare lasciano chiaramente
intendere che la Parola di Dio per eccellenza, per definizione, e il Cristo, «
In Lui, parola sostanziale, noi abbiamo tutta la verità, che Dio ha voluto
manifestare agli uomini, tanto su se stesso quanto sulla loro salvezza.
Tutto quello che era stato annunciato dai profeti, che Dio si, era scelto
perché, in suo nome, parlassero agli uomini, riceve nel Cristo il suo totale e
definitivo compimento.
Il Concilio ne parla come del « mediatore » e della « pienezza » della
rivelazione. « Mediatore », perché Cristo e l'Inviato, dal Padre, del quale
tutti gli altri inviati preparavano la venuta; « pienezza », perché Dio stesso
in Lui si rivela. Cristo e, dunque, ad un tempo, il messaggero e il contenuto
del messaggio, il rivelatore e il rivelato: il rivelatore al quale occorre
credere, la verità personale rivelata, nella quale occorre credere.
Ancora dalla Costituzione Dei Verbum: « Gesù Cristo, Verbo fatto carne, mandato
come 'uomo agli uomini, parla le parole di Dio, e porta a compimento l'opera di
salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5, 36; 17, 4). Perciò Egli, vedendo il
quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14, 9) col fatto stesso della sua
presenza e con la manifestazione di Se, con le parole e con le opere, con segni
e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e con la sua risurrezione di
tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la
rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio e con noi
per liberarci dalle tenebre del peccato e dalla morte e risuscitarci per la vita
eterna » (n. 4).
Gesù di Nazareth realizza in senso assoluto la presenza di D'io fra noi,
presenza personale e piena, della quale l'abitazione di Dio nella tenda o nel
tempio dell'Antica Alleanza non erano che figure e immagini. Ma anche presenza
incarnata, una presenza cioè di Dio che e nello stesso tempo presenza totalmente
umana.
Nella sua umanità, Cristo e il sacramento primordiale del Padre, il sacramento
dell' incontro con Dio.
La
chiesa, sacramento di Gesù Cristo
Ora, come Signore glorificato, Cristo non e più legato ad un punto della storia;
resta non solo coesistente a tutta la storia della sua chiesa, ma in essa e
continuamente presente col suo Spirito. La presenza del Cristo glorioso
continua, dunque, ed e resa operante dalla Chiesa, suo corpo e sua pienezza.
Animata dallo Spirito Santo essa estende e comunica a tutte le generazioni e a
tutti i popoli la salvezza compiuta dal Signore. Di tale salvezza la Chiesa e
insieme segno, strumento e manifestazione. Come il Suo Signore essa e fatta da
Dio e dagli uomini, e visibile e invisibile, terrestre e storica, escatologica
ed eterna; essa e insieme la Chiesa dell'Autorità con una sua struttura
gerarchica e quella dello Spirito; e istituzionale e carismatica.
* Essa è qui in terra, il sacramento di Gesù Cristo, come Gesù Cristo è per noi,
nella sua umanità, il sacramento di Dio. E come nessuno ha accesso ad una
conoscenza del Padre senza passare per Colui che resta sempre e per tutti « la
via » e « l'immagine del Dio invisibile », cosi la Chiesa tutta intera ha per
fine quello di mostrarci il Cristo, di condurci a Lui, di comunicarci la grazia;
essa non esiste che per metterci in rapporto con Lui.
* Solo essa può farlo e mai ha finito di farlo. Mai viene un momento, nella vita
degli individui e nella storia dei popoli, nel quale il suo ruolo dovrà o anche
solo potrà cessare. Se il mondo perdesse la Chiesa, perderebbe la redenzione.
* Il Nuovo Testamento, che ha fondato la Chiesa donandole l'eredita di Israele,
e anche il « Testamento ultimo ». La Chiesa non e, come era la legge, un
pedagogo di cui ha bisogno l'adolescenza e da cui può distaccarsi l'età matura.
L'educazione divina, di cui essa ha il compito presso di noi, ha la stessa
durata del tempo, e gíà
noi abbiamo, in essa, non solo un annuncio, una preparazione più o meno vicina,
ma « tutto l'avvenimento del Figlio dell'uomo ».
Una crisi nella vita sacramentale
L'incontro preliminare: « Gli italiani, la fede, i sacramenti », ci ha fatto
toccare con mano come la partecipazione alla vita sacramentale costituisca,
oggi, nella chiesa, e quindi nel mondo, un problema.
Non soltanto vi e un calo quantitativo nella cosiddetta « pratica » dei
sacramenti, un declino, una sorta di disaffezione, ma un malessere più profondo,
una reale difficoltà a comprendere il loro significato nel contesto
dell'esistenza cristiana.
Il malessere sfocia non raramente nel dubbio, in domande inquietanti: « perché
battezzare un bimbo appena nato? », « perché celebrare il matrimonio in chiesa?
», « perché noi preti dobbiamo impiegare gran parte del nostro tempo
nell'amministrare sacramenti? ».
Le cause di questo disagio sono molteplici. Vi e, ad esempio, un contrasto
evidente tra un ambiente umano che porta in modo cosi marcato i segni di una
civiltà tecnologica, industriale, secolarizzata, ed i simboli sacramentali,
semplici, arcaici, sprovvisti di utilità ed efficienza tangibili, ancora legati
alla natura ed alla storia biblica, cosi poco conosciuta.
Si affaccia il dubbio che i sacramenti siano intesi come mezzi troppo facili,
quasi automatici, sicuri, per garantire la salvezza, per vivere tranquilli
sentendosi nell'ordine, con il rischio di suscitare l'individualismo, la
separazione tra il rito e la vita, la devozione infantile.
Si preferisce scoprire Dio partendo dalla vita vissuta, si preferisce la fede
come adesione personale, il Vangelo come valore universale, si vuol essere
liberi, spontanei, coerenti.
Pare a noi che il punto focale di questa situazione risieda nell'aver presentato
per troppo tempo i sacramenti come riti a se stanti, isolati, staccati da tutto
il contesto della fede cristiana e della vita della chiesa.
E' tempo ormai che tutta l'azione pastorale, e la catechesi in particolare, li
riproponga all'interno di un itinerario di fede, di un cammino verso Cristo, di
un progressivo inserimento in Lui e nella sua chiesa.
I
Sacramenti della Fede
La costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia (n. 59 ) li definisce «
sacramenti della fede », perché essi « non solo suppongono la fede, ma con le
parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono, la esprimono ».
Devono dunque essere concepiti come tappe fondamentali, momenti culminanti e
decisivi, di un cammino di fede.
Essi sono perciò preceduti dalla predicazione del messaggio evangelico che
suscita la fede in Cristo, esorta alla conversione, dona luce e grazia per
l'incontro con Lui, per una comunione con Lui che progressivamente cresce e si
rafforza.
Lungo questo itinerario, gli avvenimenti sacramentali costituiscono quasi il
sigillo della fede che e nata, la consacrazione compiuta, pubblica e
comunitaria, di una comunione con Cristo che diventa ormai pieno inserimento nel
mistero della Sua Persona. San Paolo esprime bene questa connessione tra fede e
sacramento nella lettera ai Galati: « Tutti voi infatti siete figli di Dio per
la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete
rivestiti di Cristo » (Gal 3, 26-27).
Tutto ciò si compie in virtù della mediazione della chiesa. I sacramenti
infatti, nel loro aspetto visibile, sono un incontro fra uomini nella chiesa,
fatto di dialoghi e di simboli che si collegano con il senso profondo
dell'avvenimento: un incontro con il Signore nella sua chiesa.
Il significato e l'efficacia particolare dei sacramenti non possono dunque
essere compresi che sul fondamento della fede in Cristo e nella sua chiesa. E'
questo il senso dell'espressione tradizionale: i sacramenti sono l'espressione e
la consacrazione della fede nel Signore.
Il mistero pasquale nei sacramenti
Per comprendere e far comprendere i sacramenti è dunque necessario riferirsi a
Cristo, alla sua Persona, alle sue parole, ai suoi gesti, al mistero centrale
della sua vita, la morte e la resurrezione.
E' assai importante che la catechesi sacramentale metta in luce questo
significato pasquale dei sacramenti. La Pasqua infatti, considerata come momento
centrale dell'opera redentrice, e il grande e definitivo « si » del Padre all'
umanità, per mezzo del Figlio, ed è, nello stesso tempo, il « sì » degli uomini
al Padre.
Il Padre prende l'iniziativa di ricondurre a se, di riconciliare a se l'umanità
smarrita e lontana a causa del peccato, e sceglie a tale scopo la via
dell'amore più grande, il dono per Lui più prezioso, cioè la vita stessa del
Figlio suo (Gv 3, 16). Non solo, ma vuole che, in qualche modo, l'uomo si salvi
da se stesso, ritorni lui stesso verso suo Padre . Ecco perché Cristo si fa
uomo, assume una carne inferma e passibile come una carne di peccato, muore in
questo corpo carnale per risuscitare con un corpo glorioso, divenuto « spirito
vivificante » (1 Cor 15, 45). Dalla sfera del peccato, alla quale egli
apparteneva, essendosi reso solidale con l'umanità peccatrice, egli passa alla
sfera divina, « egli passa da questo mondo a suo Padre » (Gv 13, 1 ).
Questo « passaggio » (pasqua), compiuto in Cristo una volta per tutte, deve
coinvolgere l'umanità intera, deve diventare il « passaggio » al Padre » di ogni
credente, il quale partecipa a tale ritorno mediante un atto personale della sua
libertà, a sua volta, muore e risuscita.
Tutto ciò si compie con la mediazione della chiesa, per mezzo della fede e dei
sacramenti, soprattutto per mezzo dei sacramenti della iniziazione, battesimo,
cresima, eucaristia, che rappresentano l'asse centrale della sacramentalità
cristiana.
L'efficacia dei sacramenti
La persona e gli atti di Cristo sono dunque la sorgente dì tutta la vita
sacramentale. Quegli atti, benché limitati nel tempo e nello spazio, essendo gli
atti del Figlio di Dio, diventano gli strumenti di una forza di salvezza e di
grazia che travalica ogni limite, raggiunge ogni tempo e ogni luogo, entra nella
storia, stabilisce un contatto fra l'eternità e l'esistenza concreta di ogni
credente.
Tutto ciò non avviene in un modo qualunque. Avviene nella chiesa e per mezzo
della Chiesa, che possiamo considerare il sacramento fondamentale.
Nei riti sacramentali e liturgici che la chiesa ha istituito, in obbedienza al
Suo Signore e con la mediazione del ministero apostolico, Cristo stesso e
presente ed opera con la forza del suo Spirito, « Cristo e sempre presente nella
sua chiesa, ed in modo speciale nelle azioni liturgiche » (SC 7).
Vi è dunque un'efficacia di salvezza che e legata al compimento dei riti
sacramentali nella chiesa, quella che abbiamo imparato a chiamare efficacia « ex
opere operato ». Essa tuttavia non produrrà i suoi frutti se il credente non
l'accoglie e la fa propria con la fede e con la carità (ex opere operantis).
Per mezzo dei sacramenti, in particolare quelli dell'iniziazione, l'evento
pasquale di Cristo diventa contemporaneo ad ogni credente ed alla chiesa, i
quali, in modo misterioso ma reale, rivivono l'atto di Gesù che muore e risorge,
passano con Lui dalla morte alla vita, la croce di Cristo ed il suo Spirito
vivificatore prendono dimora in essi.
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