Cristo, sacramento dell'incontro con Dio 

 


Le ultime parole del testo conciliare lasciano chiaramente intendere che la Parola di Dio per eccellenza, per definizione, e il Cristo, « In Lui, parola sostanziale, noi abbiamo tutta la verità, che Dio ha voluto manifestare agli uomini, tanto su se stesso quanto sulla loro salvezza.
Tutto quello che era stato annunciato dai profeti, che Dio si, era scelto perché, in suo nome, parlassero agli uomini, riceve nel Cristo il suo totale e definitivo compimento.
Il Concilio ne parla come del « mediatore » e della « pienezza » della rivelazione. « Mediatore », perché Cristo e l'Inviato, dal Padre, del quale tutti gli altri inviati preparavano la venuta; « pienezza », perché Dio stesso in Lui si rivela. Cristo e, dunque, ad un tempo, il messaggero e il contenuto del messaggio, il rivelatore e il rivelato: il rivelatore al quale occorre credere, la verità personale rivelata, nella quale occorre credere.
Ancora dalla Costituzione Dei Verbum: « Gesù Cristo, Verbo fatto carne, mandato come 'uomo agli uomini, parla le parole di Dio, e porta a compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5, 36; 17, 4). Perciò Egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14, 9) col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione di Se, con le parole e con le opere, con segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e con la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio e con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e dalla morte e risuscitarci per la vita eterna » (n. 4).
Gesù di Nazareth realizza in senso assoluto la presenza di D'io fra noi, presenza personale e piena, della quale l'abitazione di Dio nella tenda o nel tempio dell'Antica Alleanza non erano che figure e immagini. Ma anche presenza incarnata, una presenza cioè di Dio che e nello stesso tempo presenza totalmente umana.
Nella sua umanità, Cristo e il sacramento primordiale del Padre, il sacramento dell' incontro con Dio.

La chiesa, sacramento di Gesù Cristo


Ora, come Signore glorificato, Cristo non e più legato ad un punto della storia; resta non solo coesistente a tutta la storia della sua chiesa, ma in essa e continuamente presente col suo Spirito. La presenza del Cristo glorioso continua, dunque, ed e resa operante dalla Chiesa, suo corpo e sua pienezza. Animata dallo Spirito Santo essa estende e comunica a tutte le generazioni e a tutti i popoli la salvezza compiuta dal Signore. Di tale salvezza la Chiesa e insieme segno, strumento e manifestazione. Come il Suo Signore essa e fatta da Dio e dagli uomini, e visibile e invisibile, terrestre e storica, escatologica ed eterna; essa e insieme la Chiesa dell'Autorità con una sua struttura gerarchica e quella dello Spirito; e istituzionale e carismatica.
* Essa è qui in terra, il sacramento di Gesù Cristo, come Gesù Cristo è per noi, nella sua umanità, il sacramento di Dio. E come nessuno ha accesso ad una conoscenza del Padre senza passare per Colui che resta sempre e per tutti « la via » e « l'immagine del Dio invisibile », cosi la Chiesa tutta intera ha per fine quello di mostrarci il Cristo, di condurci a Lui, di comunicarci la grazia; essa non esiste che per metterci in rapporto con Lui.
* Solo essa può farlo e mai ha finito di farlo. Mai viene un momento, nella vita degli individui e nella storia dei popoli, nel quale il suo ruolo dovrà o anche solo potrà cessare. Se il mondo perdesse la Chiesa, perderebbe la redenzione.
* Il Nuovo Testamento, che ha fondato la Chiesa donandole l'eredita di Israele, e anche il « Testamento ultimo ». La Chiesa non e, come era la legge, un pedagogo di cui ha bisogno l'adolescenza e da cui può distaccarsi l'età matura. L'educazione divina, di cui essa ha il compito presso di noi, ha la stessa durata del tempo, e gíà
noi abbiamo, in essa, non solo un annuncio, una preparazione più o meno vicina, ma « tutto l'avvenimento del Figlio dell'uomo ».

 

Una crisi nella vita sacramentale 

L'incontro preliminare: « Gli italiani, la fede, i sacramenti », ci ha fatto toccare con mano come la partecipazione alla vita sacramentale costituisca, oggi, nella chiesa, e quindi nel mondo, un problema.
Non soltanto vi e un calo quantitativo nella cosiddetta « pratica » dei sacramenti, un declino, una sorta di disaffezione, ma un malessere più profondo, una reale difficoltà a comprendere il loro significato nel contesto dell'esistenza cristiana.
Il malessere sfocia non raramente nel dubbio, in domande inquietanti: « perché battezzare un bimbo appena nato? », « perché celebrare il matrimonio in chiesa? », « perché noi preti dobbiamo impiegare gran parte del nostro tempo nell'amministrare sacramenti? ».
Le cause di questo disagio sono molteplici. Vi e, ad esempio, un contrasto evidente tra un ambiente umano che porta in modo cosi marcato i segni di una civiltà tecnologica, industriale, secolarizzata, ed i simboli sacramentali, semplici, arcaici, sprovvisti di utilità ed efficienza tangibili, ancora legati alla natura ed alla storia biblica, cosi poco conosciuta.
Si affaccia il dubbio che i sacramenti siano intesi come mezzi troppo facili, quasi automatici, sicuri, per garantire la salvezza, per vivere tranquilli sentendosi nell'ordine, con il rischio di suscitare l'individualismo, la separazione tra il rito e la vita, la devozione infantile.
Si preferisce scoprire Dio partendo dalla vita vissuta, si preferisce la fede come adesione personale, il Vangelo come valore universale, si vuol essere liberi, spontanei, coerenti.
Pare a noi che il punto focale di questa situazione risieda nell'aver presentato per troppo tempo i sacramenti come riti a se stanti, isolati, staccati da tutto il contesto della fede cristiana e della vita della chiesa.
E' tempo ormai che tutta l'azione pastorale, e la catechesi in particolare, li riproponga all'interno di un itinerario di fede, di un cammino verso Cristo, di un progressivo inserimento in Lui e nella sua chiesa.


I Sacramenti della Fede


La costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia (n. 59 ) li definisce « sacramenti della fede », perché essi « non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono, la esprimono ». Devono dunque essere concepiti come tappe fondamentali, momenti culminanti e decisivi, di un cammino di fede.
Essi sono perciò preceduti dalla predicazione del messaggio evangelico che suscita la fede in Cristo, esorta alla conversione, dona luce e grazia per l'incontro con Lui, per una comunione con Lui che progressivamente cresce e si rafforza.
Lungo questo itinerario, gli avvenimenti sacramentali costituiscono quasi il sigillo della fede che e nata, la consacrazione compiuta, pubblica e comunitaria, di una comunione con Cristo che diventa ormai pieno inserimento nel mistero della Sua Persona. San Paolo esprime bene questa connessione tra fede e sacramento nella lettera ai Galati: « Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo » (Gal 3, 26-27).
Tutto ciò si compie in virtù della mediazione della chiesa. I sacramenti infatti, nel loro aspetto visibile, sono un incontro fra uomini nella chiesa, fatto di dialoghi e di simboli che si collegano con il senso profondo dell'avvenimento: un incontro con il Signore nella sua chiesa.
Il significato e l'efficacia particolare dei sacramenti non possono dunque essere compresi che sul fondamento della fede in Cristo e nella sua chiesa. E' questo il senso dell'espressione tradizionale: i sacramenti sono l'espressione e la consacrazione della fede nel Signore.

 

Il mistero pasquale nei sacramenti 


Per comprendere e far comprendere i sacramenti è dunque necessario riferirsi a Cristo, alla sua Persona, alle sue parole, ai suoi gesti, al mistero centrale della sua vita, la morte e la resurrezione.
E' assai importante che la catechesi sacramentale metta in luce questo significato pasquale dei sacramenti. La Pasqua infatti, considerata come momento centrale dell'opera redentrice, e il grande e definitivo « si » del Padre all' umanità, per mezzo del Figlio, ed è, nello stesso tempo, il « sì » degli uomini al Padre.
Il Padre prende l'iniziativa di ricondurre a se, di riconciliare a se l'umanità smarrita e lontana a causa del  peccato, e sceglie a tale scopo la via dell'amore più grande, il dono per Lui più prezioso, cioè la vita stessa del Figlio suo (Gv 3, 16). Non solo, ma vuole che, in qualche modo, l'uomo si salvi da se stesso, ritorni lui stesso verso suo Padre . Ecco perché Cristo si fa uomo, assume una carne inferma e passibile come una carne di peccato, muore in questo corpo carnale per risuscitare con un corpo glorioso, divenuto « spirito vivificante » (1 Cor 15, 45). Dalla sfera del peccato, alla quale egli apparteneva, essendosi reso solidale con l'umanità peccatrice, egli passa alla sfera divina, « egli passa da questo mondo a suo Padre » (Gv 13, 1 ).
Questo « passaggio » (pasqua), compiuto in Cristo una volta per tutte, deve coinvolgere l'umanità intera, deve diventare il « passaggio » al Padre » di ogni credente, il quale partecipa a tale ritorno mediante un atto personale della sua libertà, a sua volta, muore e risuscita.
Tutto ciò si compie con la mediazione della chiesa, per mezzo della fede e dei sacramenti, soprattutto per mezzo dei sacramenti della iniziazione, battesimo, cresima, eucaristia, che rappresentano l'asse centrale della sacramentalità cristiana.

L'efficacia dei sacramenti


La persona e gli atti di Cristo sono dunque la sorgente dì tutta la vita sacramentale. Quegli atti, benché limitati nel tempo e nello spazio, essendo gli atti del Figlio di Dio, diventano gli strumenti di una forza di salvezza e di grazia che travalica ogni limite, raggiunge ogni tempo e ogni luogo, entra nella storia, stabilisce un contatto fra l'eternità e l'esistenza concreta di ogni credente.
Tutto ciò non avviene in un modo qualunque. Avviene nella chiesa e per mezzo della Chiesa, che possiamo considerare il sacramento fondamentale.
Nei riti sacramentali e liturgici che la chiesa ha istituito, in obbedienza al Suo Signore e con la mediazione del ministero apostolico, Cristo stesso e presente ed opera con la forza del suo Spirito, « Cristo e sempre presente nella sua chiesa, ed in modo speciale nelle azioni liturgiche » (SC 7).
Vi è dunque un'efficacia di salvezza che e legata al compimento dei riti sacramentali nella chiesa, quella che abbiamo imparato a chiamare efficacia « ex opere operato ». Essa tuttavia non produrrà i suoi frutti se il credente non l'accoglie e la fa propria con la fede e con la carità (ex opere operantis).
Per mezzo dei sacramenti, in particolare quelli dell'iniziazione, l'evento pasquale di Cristo diventa contemporaneo ad ogni credente ed alla chiesa, i quali, in modo misterioso ma reale, rivivono l'atto di Gesù che muore e risorge, passano con Lui dalla morte alla vita, la croce di Cristo ed il suo Spirito vivificatore prendono dimora in essi.


 

 

Sacramenti dell'iniziazione e centralità dell'eucaristia


Se abbiamo compreso il significato cristologico dei sacramenti ed il loro intimo rapporto con il mistero pasquale di Gesù, ci rendiamo anche noi conto che alcuni di essi realizzano una più stretta connessione con tale avvenimento, mentre gli altri si riferiscono ad esso secondo una certa gerarchia ed un certo ordine (').
Nella vita cristiana l'avvenimento sacramentale centrale, per mezzo del quale il credente è più immediatamente e totalmente inserito nel mistero pasquale di Cristo, ha nome Iniziazione Cristiana, ed e il complesso formato da battesimo, cresima ed eucaristia. Per mezzo di essa il credente, afferrato dal dinamismo stesso del mistero salvifico di Gesù, non soltanto riceve la redenzione dal suo peccato, ma oltre a ciò, e soprattutto, riceve nel corpo risuscitato di Gesù, realmente presente nel pane e nel vino dell'Eucaristia, il dono di una comunione di vita che, benché posseduta quaggiù sotto forma di pegno e di anticipazione, risplenderà nella gloria il giorno della sua risurrezione.
Ma, anche all'interno dell'iniziazione cristiana, vi e un itinerario progressivo, un'intima articolazione che converge verso il momento centrale della celebrazione eucaristica. In essa infatti la Pasqua del Signore e attualizzata sacramentalmente in tutta la sua intensità e densità, poiché da un lato il sacrificio di Gesù si fa presente sotto il pane ed il vino, in virtù della preghiera della Chiesa, e, dall'altra parte, mangiando il pane eucaristico il battezzato entra in reale comunione di vita con Gesù risorto, portatore di tutti i beni della salvezza.

L'aspetto dialogico dei sacramenti

I sacramenti sono dunque tappe decisive, momenti forti, di quel dialogo tra Dio e l'uomo di cui e intessuta tutta la storia della salvezza; sono punti di emergenza della grande rivelazione di Dio e del Cristo che entra nella storia degli uomini, li interpella mediante la sua parola e gli avvenimenti salvifici compiuti in essa.
Nel sacramento, per mezzo della chiesa, Dio si esprime con parole, con gesti e segni sensibili, poiché, nella sua sapiente pedagogia, sa che l'uomo ha bisogno anche di simboli concreti che tocchino la sua sensibilità, il suo corpo, la sua vicenda umana. Tali simboli non sono scelti soltanto per il loro significato naturale (per es., l'acqua che purifica, il pane che nutre), ma assai più per quel significato più ricco che essi hanno acquistato nella storia della salvezza, secondo la testimonianza della Bibbia.
Realizzati in una determinata comunità, offerti a « quel » credente, le parole ed i segni sacramentali manifestano ad essi il piano divino di salvezza, così come si rivela nella loro concreta situazione di vita, e comunicano la grazia necessaria per accoglierlo e per viverlo.
A loro volta, quella comunità e quel credente esprimeranno con le parole, i gesti, i dialoghi inseriti nel rito, la fede e l'impegno di fedeltà e obbedienza con cui accolgono il piano divino che entra nelle diverse situazioni della loro vita. Questo intimo rapporto tra i misteri di Cristo e l'esistenza concreta dei credenti e delle comunità cristiane, ci aiuta a comprendere come nei sacramenti i doni della grazia santifichino le fondamentali tappe della vita ed offrano ad esse un significato nuovo, inserendole nella storia della salvezza. Tutta l'esistenza infatti deve esser sottomessa alla grazia di Cristo dalla nascita o conversione (Battesimo) fino al passaggio nella vita definitiva (Unzione degli infermi). La grazia si sviluppa in una fede adulta ed attiva (Cresima), l'unione dell'uomo e della donna continua l'opera creatrice, partecipa ed esprime nell'amore coniugale l'unita fra Cristo e la sua chiesa (Matrimonio). Offrendo a coloro che credono in Lui la partecipazione al suo corpo ed al suo sangue (Eucaristia), Cristo crea tra gli uomini una comunione, la sua chiesa, che egli ha dotato dei ministri necessari per continuare la sua gloria (Ordine) e per reintegrare nella comunità coloro che, a causa del peccato, si erano separati da essa (Penitenza).


La dimensione escatologica dei sacramenti

Il fatto di aver collocato i sacramenti all'interno della storia della salvezza e di averli strettamente collegati con l'evento centrale della morte e resurrezione del Signore, porta come logica conseguenza una tensione, ad essi inerente verso la Parusia, cioè verso la Pasqua eterna.
Il ritorno glorioso del Signore, ultimo frutto dell'evento pasquale, metterà fine alla storia e farà passare la chiesa intera dalla sua situazione pellegrinante allo stato glorioso della comunione dì vita, ormai piena e definitiva, tra Dio e gli uomini in Gesù Cristo. Quel momento del ritorno glorioso sarà contemporaneo, per ogni cristiano, con la sua resurrezione corporale.
La grazia dei sacramenti, dunque, possiede queste caratteristiche di germe, di pegno, di inizio, e perciò di attesa di una fruttificazione definitiva. L'universo sacramentale fa da corona al nucleo centrale dell'Iniziazione cristiana, dominato a sua volta dall'Eucaristia.
Ebbene nella S. Scrittura, sulle labbra stesse di Cristo, la cena eucaristica prepara ed annuncia il banchetto escatologico definitivo che sarà imbandito nel regno dei cieli: « Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio » (Mt 26, 29).


La responsabilità della chiesa locale


La Chiesa è il soggetto, l'ambiente e lo strumento dell'itinerario e della crescita sacramentale.
Ma di quale Chiesa si parla? Non certo di una realtà astratta, sfuggente, senza volto, relegata ai margini della storia o peggio ancora identificata esclusivamente con la gerarchia. Quando si parla di Chiesa qui ci si riferisce alle singole comunità locali, che sono porzioni del popolo di Dio, costituite attorno al Vescovo e al suo presbiterio e nelle quali e veramente presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica, apostolica (CD 11).
Tutta l'attività evangelizzatrice e sacramentale ha il suo perno e il suo centro nella Chiesa locale, che e appunto il luogo in cui l'economia della salvezza entra più concretamente nel tessuto della vita umana (RdC 142). Questa Chiesa ha la sua espressione privilegiata nell'assemblea liturgica, che e il raduno visibile di coloro che hanno accolto la parola di Cristo e sono stati battezzati nel suo nome.
Poiché la Chiesa, per la sua stessa struttura sacramentale di realtà visibile che nasconde e simultaneamente svela il mistero di Cristo, ha un ordinamento gerarchico e una struttura comunitaria, ne consegue che il suo impegno per la celebrazione sacramentale, intesa come una tappa privilegiata del cammino di fede, non chiama in causa tutti allo stesso modo, ma ciascuno in proporzione ai carismi ricevuti dallo Spirito in base alla collocazione nella comunità ecclesiale, in modo però da ottenere una contemperanza e un'armonia tra il dovere di tutti e la responsabilità di alcuni. La comunità diocesana, quella parrocchiale, quella familiare, ogni singola assemblea liturgica, nonché i diversi gruppi di chiesa, come pure i loro responsabili e componenti: il Vescovo, il parroco, i presbiteri, i diaconi, i genitori, i religiosi, i semplici fedeli, specialmente per alcune mansioni che esercitano, ad esempio, gli animatori di catechesi, i padrini, i ministri dell'assemblea; tutti, in una parola, dovranno collaborare a questa azione con cui Cristo, nella Chiesa e mediante la Chiesa, chiama gli uomini alla fede, li rigenera continuamente ad una nuova vita, li manda nel mondo come araldi e testimoni  della Parola. Se manca questa collaborazione e questo impegno i sacramenti non possono dirsi in senso pieno e visibile « atti della Chiesa ».
Emergono da queste prospettive alcune importanti esigenze di carattere pastorale in ordine alla preparazione, alla celebrazione dei sacramenti e alla testimonianza che da essi scaturisce. Esigenze che dovranno essere insieme pensate, programmate e attuate, soprattutto a livello di Chiesa locale.

 

 

La preparazione ai sacramenti

La comunità ecclesiale, in tutte le sue componenti, dovrà essere innanzitutto corresponsabilizzata nella preparazione dei candidati alla celebrazione, in modo da accompagnare e sostenere con la sua opera materna quanti percorrono l'itinerario catecumenale che ad essa conduce.
Questa preparazione s'impone come logica conseguenza pastorale del principio teologico che i sacramenti sono « segni della fede » e come tali esigono un cammino di conversione che li preceda e li renda perciò gesti e momenti autentici di incontro con il Signore nella Chiesa.
Le forme, le modalità, i contenuti di questa preparazione, che non potrà essere ne una semplice trasmissione di nozioni, ne un lavoro riservato al parroco o a qualche zelante catechista, ma una vera esperienza di fede vissuta insieme, si dovranno determinare sulla base delle esigenze dei candidati, dell'apporto singolare di tutte le forze vive della comunità, della situazione in cui questa si trova a vivere e ad operare, e soprattutto di ciò che ogni sacramento rappresenta nella vita della persona e della Chiesa, e sempre in riferimento alla storia della salvezza, di cui sono un'attuazione nell'oggi della Chiesa.
I problemi che affiorano, a questo proposito, sono molteplici e delicati e le implicazioni pastorali numerose e di non facile attuazione. Riguardano, ad esempio, la valutazione della maturità di fede, che rimane l'unico criterio decisivo per l'ammissione ai sacramenti, la definizione della durata del periodo di preparazione, il possibile rinvio o rifiuto del sacramento, ecc. Sono questioni su cui l'intera comunità locale è chiamata ad interessarsi, a responsabilizzarsi e quindi a decidere, facendo scelte operative valide e opportune.


La celebrazione comunitaria

La comunità inoltre deve partecipare, il più pienamente possibile, al momento sacramentale propriamente detto, all'atto cioè della celebrazione, in modo che ne risulti veramente il soggetto e appaia chiaramente, anche sul piano dei segni, che Dio vuole gli uomini suoi collaboratori nell'opera che egli compie per la loro salvezza  (RdC113). Sarà opportuno esplicitare alcune conseguenze pastorali di questo principio teologico.
Occorre curare attentamente un'effettiva partecipazione dei fedeli alle celebrazioni sacramentali, ognuno secondo il dono che possiede e il ruolo che esercita nella Chiesa, in modo che esse risultino non solo « attivamente » ben riuscite, ma soprattutto veri momenti forti per l'epifania e la crescita della comunità.
Questo problema ne chiama in causa altri, quali ad esempio, la cura da porre per la preparazione e per la competenza dei ministri dell'assemblea, soprattutto di coloro che proclamano la parola di Dio ed esercitano la funzione di presiedere i fratelli nella carità. L'arte del leggere o del presiedere non e compito facile. Non si tratta ne di essere attori né registi, ma, per i primi, di avere la coscienza di essere strumenti vivi della parola divina per l'edificazione dell'assemblea, senza perciò avere la pretesa ci mettere in evidenza se stessi, ma piuttosto di far emergere il messaggio, quasi nascondendosi dietro di esso; per gli altri non sarà questione di leggere testi gia prestabiliti o fare delle cerimonie più o meno rigidamente precostituite, ma di essere segni di una comunità riunita, di animarla nella fede, di testimoniarne il mistero, di fare delle scelte liturgiche rispondenti ai bisogni e alle attese spirituali dei fedeli. Concorreranno a questo non solo una fede profonda, ma la competenza, il buon senso e un' equilibrata capacita creativa.
La partecipazione della comunità all'atto sacramentale non si arresta tuttavia a livello strettamente operativo: richiede qualche cosa di più profondo, e cioè che nel momento in cui celebra i sacramenti l'assemblea dia prova concreta della sua fede, dimostrando quali frutti abbia prodotto e produca in essa lo Spirito Santo. In questa maniera i sacramenti diventeranno autentiche professioni di fede, non solo per il mistero pasquale che essi sempre annunciano, ma anche per la testimonianza offerta dal popolo di Dio che li celebra. Non si può sottovalutare la forza di aggancio e di stimolo per la fede che una celebrazione veramente partecipata può avere su quanti  e non sono pochi possono esservi casualmente presenti.

La pastorale dopo i sacramenti

Finalmente la comunità deve sostenere, stimolare e aiutare con la sua carità e con le sue stesse istituzioni coloro ai quali con i sacramenti, ha affidato nuovi impegni e una precisa missione, in modo, che la celebrazione abiliti veramente alla testimonianza di fede e al servizio di carità.
E' questa forse l'impresa più difficile, perché la pastorale del post-sacramento e tutta da inventare. Se la liturgia è, come si dice, la sorgente dell'impegno missionario e del servizio ai fratelli, sia dei singoli come dell'intera comunità, si dovranno necessariamente trovare i modi per esprimere tali impegni e tradurli in gesti concreti.
Sara compito della comunità stessa compiere questa ricerca e creare le forme, nonché stabilire un piano d'azione, sulla scorta delle esigenze di fede legate al sacramento da una parte e delle attese dell'ambiente dall'altra. E', ad esempio, praticamente inutile o comunque pedagogicamente inefficace parlare ai ragazzi che si preparano alla cresima, di maggior impegno e di più profondo inserimento nella Chiesa, di obbligo più stretto a difendere e diffondere la parola di Dio, se poi la comunità parrocchiale non offre ai cresimati le indicazioni e i modi concreti per realizzare ciò che il sacramento dona ed esige. Così pure non e di grande giovamento, creare un clima di comunione e di scambio tra i fidanzati nel periodo di catecumenato al sacramento, se dopo il matrimonio l'esperienza comunionale non e vissuta e, soprattutto, non si aiuta a viverla, incoraggiandola e sostenendola adeguatamente con opportune iniziative, quali la creazione di gruppi familiari impegnati nella crescita della fede e nell'impegno a costruire la più grande famiglia dei figli di Dio.

                                                                     *   *   *  *  *
Solo in questa maniera la comunità cristiana diventa il sacramento di Cristo e della sua missione, il segno che abbraccia e da valore agli altri singoli sacramenti che la manifestano e la edificano, divenendo il luogo espansivo della carità di Dio che salva, in Cristo, tutti gli uomini.