
LE OPERE

Possidio, discepolo e compagno di Agostino per circa
quaranta anni, ha scritto, nella Vita di Agostino,che il suo eroe scrisse
un’infinità di opere, divise in libri, dove coloro che non hanno la fortuna di
sentirlo a viva voce, lo possono leggere nelle opere, “vivo”. Cosa voleva dire
Possidio con l’aggettivo “vivo”? Voleva dire che Agostino, scrivendo e le sue
opere, ha trasfuso in esse la sua ricca e affascinante esperienza, da sembrare
di udirne la voce. Infatti le sue opere sono state tutte occasionate, richieste
da fatti, avvenimenti o da amici. Una sola opera ha scritto di sua iniziativa:
La Trinità.
Qui riporteremo solo l’elenco scheletrico del titolo
delle sue opere, diremo però qualcosa di alcune: Le Confessioni, La Città di Dio
e La Trinità.
Diamo qui l’elenco delle sue opere, pubblicate dalla
Città Nuova Editrice e preparate dalla Nuova Biblioteca Agostiniana, che ne ha
curato la traduzione bilingue (latino-italiano).
Opere autobiografiche:
Confessioni - Ritrattazioni.
Opere filosofiche - dogmatiche:
La controversia accademica -
Il maestro - L'ordine - Il libero arbitrio - La felicità - I soliloqui - La
musica - La Trinità - La Città di Dio - La vera religione - L'utilità del
credere - Fede e opere - La fede nelle cose che non si vedono.
Opere pastorali:
La regola - Dignità del
matrimonio - Dignità della vedovanza - La santa verginità - La continenza - La
menzogna - Il lavoro dei monaci - La cura dei morti -Agone cristiano - La
catechesi ai principianti - La pazienza - I connubi adulterini.
Opere esegetiche:
La dottrina cristiana -
Questioni sull'Ettateuco - Esposizione della lettera ai Galati - Genesi contro i
Manichei - Discorso del Signore sulla montagna - Questioni sui Vangeli -
Questioni sulla lettera ai Romani - Annotazioni su Giobbe - 17 questioni sul
Vangelo di Matteo.
Opere polemiche:
La natura del bene - Disputa
con Fortunato - I costumi della chiesa cattolica e i costumi dei manichei - Lo
spirito e la lettera - Natura e grazia - La grazia di Cristo e il peccato
originale - L'anima e la sua origine - Nozze e concupiscenza - Grazia e libero
arbitrio - Dono della perseveranza - Correzione e grazia - Predestinazione dei
santi - Polemica con Giuliano.
Trattati:sono
una lode a Dio buono e misericordioso
Commento al Vangelo di
Giovanni - Commento all'Epistola di Giovanni - Esposizioni sui salmi - Discorsi
LE CONFESSIONI
La Confessioni sono l’opera più letta, la più
tradotta nelle varie lingue e la più studiata. Il significato della parola
“Confessioni” è quello biblico e significa lodare Dio.
Le Confessioni sono prima di tutto una confessione
di lode, poi una confessione dei peccati, che è anch’essa lode a Dio buono e
misericordioso, ed infine una confessione di fede, cioè di fedeltà a Dio e alla
Sua Parola, le Scritture, che Agostino vuole studiare per vivere in sintonia con
esse.
In conclusione possiamo dire che Le Confessioni sono
“un cantico di lode e di adorazione, azione di grazie e palpito d’amore”. Chi
loda è l’uomo peccatore, che è stato salvato, a lui spetta riconoscere il
proprio peccato e lodare la misericordia di Dio. Allora le Confessioni non sono
tanto un’opera di uno scrittore, quanto una manifestazione dei più intimi
sentimenti di gratitudine, di pentimento e di perdono, come bisogno del cuore di
ogni uomo.
La conversione ne è il tema dominante ed è un
cammino verso Dio per mezzo di Gesù Cristo e della Chiesa, fino alla
consacrazione totale. Dio è presente in tutte le fasi della vita di Agostino
dalla nascita alla morte.
La vita di Agostino è stata un lento e faticoso
cammino dalle tenebre alla luce. La conversione è contenuta nei primi nove
libri, ma il suo cammino prosegue negli altri libri (X – XIII) dove racconta il
suo stato presente, nel X libro; negli altri tre (XI – XIII) commenta il primo
libro della Genesi, la creazione, come omaggio e fedeltà alla parola di Dio,
La ragione che ha spinto Agostino a commentare i
primi capitoli della Genesi è vista nei temi fondamentali della spiritualità
agostiniana ivi presenti: la creazione, che stabilisce il rapporto di natura tra
la creatura ed il Creatore; il tempo, la cui forza travolgente proietta l’uomo
nella dissipazione del molteplice; la riflessione di Agostino è volta al
ricupero del tempo nell’unità dell’anima che, trattenendo i momenti del tempo
(passato, presente, futuro), diventa imitazione dell’eternità. La contemplazione
agostiniana ha la capacità di raccogliere il disperso (diviso, sparpagliato)
nell’Uno. Il terzo punto è rappresentato dai giorni della creazione che Agostino
legge in senso allegorico, scorgendovi i gradini ascensionali verso Dio,
terminanti nel sabato senza tramonto.
La Città di Dio
La Città di Dio è un’opera che ha
impegnato Agostino dal 412 al 425/426. Pubblicata a più riprese: i primi tre
libri nel 414, il IV e il V nel 415; nel 417 dal VI al X. Tutti gli altri dodici
nel 425/426.
L’ opera si divide in due grandi parti: la
prima, più polemica ( libri I – X ) contro i pagani, volta, da una parte a
sgretolare le accuse che i pagani addossavano ai cristiani di essere stati la
causa della rovina di Romani per aver introdotto il culto del loro Dio al posto
degli dèi pagani; dall’altra a dimostrare l’incapacità del paganesimo a
risolvere i grandi problemi dell’uomo, sia della vita sociale terrena che della
felicità eterna. Sono ingiuste le accuse dei pagani riguardanti il sacco di Roma
del 410; molti Romani, infatti, si sono salvati rifugiandosi nelle chiesa
cristiane. La sofferenza per quei tragici avvenimenti ha investito tutti buoni e
cattivi, anche se diversa è stata la risposta. La decadenza dei costumi e il
culto idolatrico sono state le vere cause. Il benessere dipende dalla giustizia
e dalla pace; se Roma è stata grande, non è certo per la protezione degli dèi.
ma per la Provvidenza divina, che guida la storia dell’umanità. La mitologia
pagana non ha alcun fondamento; i dèmoni di cui parla sono la personificazione
delle passioni umane; non possono essere mediatori tra gli uomini e Dio. L’
unico Mediatore è Cristo Gesù, Dio e Uomo; Egli ne realizza tutte le condizioni.
Il Suo sacrificio, che la Chiesa perpetua nei secoli, è il vero culto dovuto a
Dio ( libri VI – X ).
La seconda parte è più positiva e propositiva.
Agostino espone il punto di vista cristiano. Parte dalla creazione, anche degli
angeli, parla della loro ribellione, della creazione dell’ uomo, dell’ unità del
genere umano proveniente dall’ unica coppia, Adamo - Eva si sofferma quindi sul
peccato e sulla morte, che è conseguenza del peccato, può anche trasformarsi in
occasione di merito; infine delle passioni disordinate che mettono scompiglio
nell’ uomo ( libri XI – XIV ).
La seconda sezione si apre con la descrizione del
cammino della città di Dio: parte da Abele, il giusto, prosegue con il diluvio,
Abramo, i Profeti che preannunziarono il Messia e la Chiesa, per continuare il
cammino fino a Cristo ( libri XV – XVIII ). La terza sezione della seconda
parte, che è conclusiva dell’opera e di grande rilevanza, affronta alcune
questioni nodali:: 1) l’essenziale problema del “sommo bene e sommo male”;
questione trattata anche dalla filosofia pagana ( Cicerone e Varrone in
particolare) e il grande tema della pace che riguarda l’intera creazione. Si
tratta del libro XIX, uno dei più importanti di tutta l’opera agostiniana La
città di Dio e che è oggetto della nostra riflessione; 2) il giudizio finale e
la falsità del millenarismo ( libro XX ) ( 22 ); 3) la sorte dei malvagi e le
tesi dei cosiddetti “misericordiosi” ( libro XXI ) ( 23 ); 4) la risurrezione
della carne e la felicità dei beati in cielo ( libro XXII) ( 24 ).
Abbiamo parlato di due grandi parti in cui è divisa
l’opera agostiniana, ciò non significa però che tra di loro non ci sia
relazione; Agostino stesso parla di un nesso stretto tra di esse ( 25 ): scrive
per i pagani, scrive per i cristiani. La polemica è per difendere la verità, e
la verità è per dare vigore alla polemica; il fine di tutto è sempre la verità.
Nonostante le digressioni, la pesantezza dell’erudizione, il lungo periodo di
composizione, La città di Dio non ha perduto la sua unità organica. L’impresa,
comunque, è stata “grande e difficile ma Dio è nostro aiuto” ( 26 ), e l’opera
si chiude infatti con le seguenti parole: ”Mi sembra di avere, con l’aiuto del
Signore, adempiuto l’ impegno di quest’opera importante. Coloro per i quali è
poco e coloro per i quali è troppo mi scusino; coloro per i quali è sufficiente
rendano grazie rallegrandosi non con me, ma con Dio assieme a me. Amen” ( 27 ).
LA TRINITA'
In una lettera ad Aurelio, vescovo di Cartagine,
Agostino confessa con una certa amarezza: “I libri sulla Trinità li ho
cominciati che ero giovane e li ho pubblicati da vecchio” : Li iniziò nel 399,
le redazione finale nel 420/421. I primi nove libri sono dedicati, a partire
dalle divine Scritture, alla formulazione del mistero principale della fede
cristiana: Dio è una natura in tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Mistero che l’uomo non potrà mai comprendere, ma solo accettare con umiltà, con
fede, ed è la “certezza della fede che, in qualche misura, è inizio della
conoscenza”. Da parte sua, Agostino, non vuole soltanto credere, ma aspira anche
a vedere, cioè a penetrare, mediante l’intelligenza, le verità nascoste che la
Sacra Scrittura gli offre. Così, una volta trovato Dio, sente ancora il bisogno
di cercarlo, innanzi tutto perché non ritenga di aver trovato alcunché nello
scoprire “quanto è incomprensibile ciò che cercava”, poi perché “diventa sempre
migliore, cercando un bene così grande”. Ciò perché Dio è un bene tanto grande
che più lo cerchi più lo devi cercare. Il libro sulla Trinità è un inno di lode
e di ringraziamento a Dio.
La prima verità è che Dio è uno solo e che è
pienamente esatto dire, credere e pensare che il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo sono di un’unica e medesima sostanza o essenza. La distinzione delle
Persone divine è data dalla missione di ciascuna di esse, così il Figlio che
inviato da Padre, dice che ha avuto questo specifico compito, ma ciò non
significa che è subordinato al Padre, perché è Dio come il Padre, ma che è stato
inviato a compiere quella missione. Però, il Figlio, essendo stato inviato tra
gli uomini, si è incarnato, si è fatto uomo, la subordinazione è solo perché si
è fatto uomo.
La seconda parte del libro sulla Trinità è tutto
dedicato a spiegare il rapporto di tale grande mistero con l’uomo. In altre
parole, i misteri non sono belle verità che io devo contemplare, ma esse devono
servire a dare senso alla mia vita cristiana. Ecco allora l’impegno di Agostino
a trovare nell’uomo e nella natura tutte le immagini trinitarie possibile per
dirci che: se Dio trinitario ha creato tutte le cose e l’uomo, ha lasciato,
nell’opera della creazione, la sua impronta che, nell’uomo, chiamiamo
“immagine”, nelle creature “vestigio, impronta”. Facciamo sono un esempio:
l’uomo: egli è una persona, però esiste, pensa e ama; esiste, infatti se non
esistesse, sarebbe nulla; pensa, il pensiero lo distingue dalle bestie; ama,
senza amore non ci sarebbe comunicazione con gli altri. C’è, quindi, nell’unità
della persona umana una certa trinità. Certo è un’immagine, che nel contempo è
simile alla realtà, come l’immagine che vedi nello specchio, ma diversissima,
perché la tua immagine dipende totalmente dalla realtà.
Così, essere immagine di Dio, oltre a garantire
all’uomo di essere partecipe di Dio, al tempo stesso risuona per lui come un
invito a dar conto di questa sua essenza, restituendo “a Dio quel che è di Dio”
e volgendosi interamente verso di Lui, perché possa vederlo e goderne come le
Sacre Scritture gli hanno preannunziato.
P. Remo Piccolomini
