AGOSTINO DI TAGASTE

Vescovo d’Ippona

(354 – 430)

 

                                                                                            

Vorremo proporre ai visitatori di questo sito la vita e il pensiero di un grande personaggio del passato, ma che viene indicato dagli studiosi come “il più moderno degli antichi” e “come il più grande pensatore che abbia influito nella cultura del nostro tempo”, Aurelio Agostino.

Una domanda, però, ce la dobbiamo porre, ed è la seguente: Perché proprio Agostino e non un altro pensatore, magari più vicino a noi, del nostro tempo, che meglio potrebbe capire i problemi che maggiormente ci assillano? Una ragione c’è e la vogliamo mettere in evidenza con le parole di un grande storico del cristianesimo antico, Adolph Harnack, al di fuori di ogni sospetto perché di religione protestante: “Nella storia della cultura non si trova uno che possa essere messo al fianco di Agostino, tanto potente è il suo pensiero”.

Ma al di fuori di questa affermazione, possiamo dire che Agostino si presenta sulla scena del mondo con la ricchezza della sua straordinaria umanità, aperta all’amicizia, tanto da non intimorirci di fronte a un tanto ingegno. Egli si offre a noi come uomo, con i problemi di ogni uomo e di ogni tempo; i suoi problemi sono i nostri problemi perché sono gli eterni problemi dell’uomo sul senso da dare alla vita: perché esisto? da dove vengo? dove vado? Perché il male? Sono libero? Egli li affrontò con consapevolezza; convinto che la vita è cosa molto seria, è un impegno da vivere con coerente testimonianza.

Agostino, quindi, è un uomo come noi, ha peccato come noi, si è innamorato come s’innamora un qualsiasi giovane, ha amato la fama, la gloria, non ha disdegnato il denaro. Egli, sempre desideroso di cercare e trovare la verità anche per vie sbagliate, sempre desideroso di andare avanti, tenne accesa la speranza fino a che, incontrato Cristo nella Chiesa, se ne innamorò al punto da mettersi totalmente al suo servizio, scrivendo, nel suo primo libro La controversia Accademica, di non averne trovato un altro più valido di Lui. Così ha potuto dare soluzione ai problemi che assillarono la sua esistenza, da diventare addirittura santo; noi non siamo santi, con il suo aiuto, ci auguriamo di diventarci.

Il suo pensiero è modernissimo. Vale, per lui, il giudizio che ne diede il grande romanziere francese, Julien Green: Sant’Agostino non delude mai…È così forte la sua potenza, che sembra preservarlo dalla sventura di invecchiare. È poco dire che sembra aver scritto per noi; egli è sempre in anticipo sui tempi in cui si legge”.

Ancora vivente, Agostino aveva stupito il mondo con il suo genio, con la profondità del suo pensiero, con il fascino della sua parola a commento della verità del cristianesimo. Non c’è stata nessuna epoca in cui la grandezza della sua personalità e la sua autorità abbiano accusato una flessione da parte degli studiosi della parola di Dio. San Girolamo, suo contemporaneo, lo esaltava: Sei celebrato in tutto il mondo, solo i nemici della verità ti detestano…Nel Medioevo, tutti i grandi maestri di teologia, da sant’Alberto Magno a Tommaso d’Aquino (nella Summa lo chiama semplicemente “Maestro”), a san Bonaventura, tutti attingevano dalle sue opere.

Ai nostri giorni è in atto un boom di Agostino. Dalla fine del secolo XIX abbiamo assistito ad una serie di studi sulla sua vita e il suo pensiero molto fecondo di iniziative con Convegni e studi. Il Convegno per il XV Centenario della sua morte (1930), a cui seguì una fioritura di studi e pubblicazioni delle sue opere senza pari, ne fu l’inizio solenne. Dopo il conflitto mondiale 1939-45 ci furono nuove iniziative di traduzioni delle opere e di studi, specialmente in Francia e in Spagna. Monumentale, in Italia, l’Opera omnia in edizione bilingue (latino . italiano), pubblicata dall’Editrice Città Nuova, progettata e realizzata dalla Nuova Biblioteca Agostiniana, fondata dall’agostiniano Agostino Trapè, a cui hanno collaborato molti professori dell’Università Italiana e dell’estero, e sostenuta dalle Monache del Monastero di santa Rita da Cascia. Nel 1986 si celebrò il XVI anniversario della conversione di Agostino. Anche questo avvenimento ripropose all’attenzione dell’umanità la figura di Agostino. Il papa Giovanni Paolo II pubblicò, per l’occasione,una Lettera Apostolica dal titolo:Agostino d’Ippona.

Non è possibile enumerare i tanti studi che hanno seguito gli eventi straordinari dei Convegni di cui sopra. Basti come sintesi dire che, nella letteratura mondiale, la Bibbia, in assoluto, è il libro più letto e studiato. Ebbene, solo Agostino viene dopo la Bibbia, come l’autore il più pubblicato, il più letto, il più studiato. Agostino d’Ippona, genio così profondamente umano, cammina accanto a questa nostra travagliata umanità. Quale eccellente guida per un itinerario di urgente conversione potrà essere Agostino alla nostra umanità in cerca di verità, di pace e di riconciliazione dei popoli.

 

 

Autore P. Remo Piccolomini

 

 

 

LA VITA DI AGOSTINO

 

 

 

 

Diciassette secoli fa, esattamente la notte del Sabato Santo del 387, che in quell’anno ricorreva il 24/25 aprile, Ambrogio, vescovo di Milano, battezzava un giovane retore africano, primo professore a Corte, che aveva già fatto parlare di sé per la brillantezza e l’amabilità della sua arte oratoria.

Quest’uomo, notissimo nel mondo della cultura, non altrettanto ai più, ha nutrito intere generazioni del suo pensiero ed è giunto fino a noi attraverso le sue numerose opere, nella quali lo troviamo sempre “vivo”. Il suo nome, Aurelio Agostino, è nato a Tagaste, nell’attuale Algeria, il 13 novembre 354 e morto a Ippona nel 430.

I suoi genitori si chiamavano Monica, cristiana di religione, e Patrizio, pagano, ambedue di Tagaste. Agostino parla molto di sua madre, che l’educò nella religione cristiana, e non molto del padre, non perché non l’amasse, ma solo perché ebbe poca influenza nella sua educazione.

Frequentò le scuole primario nella sua cittadina, Tagaste, evidenziando l’insofferenza per i metodi repressivi usati dai suoi maestri e la passione per il gioco. Per le scuole medie superiori si trasferì nella vicina Madaura. Nella scuola di questa città si studiavano i classici latini: Virgilio,Cicerone, Marrone, comprese l’utilità e la bellezza dello studio, studiò con passione e partecipazione, da essere indicato dai suoi insegnanti come “giovane di belle speranze”. Seguì un anno di ozio nella sua cittadina, Tagaste, perché i suoi non avevano i soldi per fargli proseguire l’Università nella città di Cartagine. Con l’aiuto di Romanzano, amico di famiglia e uomo ricco e di affari, poté recarvisi per proseguire gli studi universitari; era l’anno 371, aveva allora diciassette anni. A Cartagine lesse con profitto un libro di Cicerone, l’Ortensio, che svegliandolo dal sonno della provincia, gli inculcò l’amore per la sapienza, a cui dedicherà l’intera sua vita. Si laureò brillantemente; conobbe una ragazza, che amò come una moglie,  convisse con lei, nacque Adeodato, morto giovanissimo nei fiore degli anni. Il fatto più grave fu quello di essere diventato manicheo, eretico; fu questo il motivo per il quale, la madre Monica non lo volle ricevere in casa dopo la laurea.

Insegnò grammatica a Tagaste, e retorica prima a Cartagine, poi a Roma, quindi, dopo aver vinto un concorso per la Corte imperiale , come professore ufficiale dell’impero, a Milano.

A Milano, Agostino raggiunse la vetta più alta delle sue aspirazioni mondane. Apparteneva alla sua nuova carica  di professore fare discorsi per le celebrazioni ufficiali in onore dell’imperatore e dei dignitari di corte.

Aveva raggiunto la fama, la gloria, ma gli era rimasto l’amaro in bocca: l’inquietudine del cuore. La ricerca della verità, della sapienza, scopo essenziale della sua vita, stentava ad andare avanti. Quanti sacrifici, quante sconfitte, quante delusione! La ricerca si faceva sempre più difficile, anzi, come miraggio si allontanava sempre di più. Provò perfino la tentazione dello “scetticismo”, cioè quel modo di pensare secondo cui o la verità non esiste, o, se esiste, è irraggiungibile.

Lo soccorsero le prediche di Ambrogio, vescovo di Milano, che andava ad ascoltare le domeniche, i colloqui con il dotto prete Simpliciano, l’esempio della vivace Chiesa milanese, il Circolo culturale che raccoglieva il fior fiore delle intelligenze della città, l’esempio di importanti convertiti, le preghiere e i pianti di sua madre e la grazia di Dio. Si converti al servizio totale di Dio, cioè, addirittura al monachesimo, nel giardino della casa di Milano che lo ospitava. Correva l’anno386.

Dopo un periodo di preparazione, a Cassiciaco, nella Brianza, nella campagna milanese, dove si ritirò con la madre, il figlio Adeodato, il fratello Navigio, i discepoli Licenzio e Trigezio , Alipio e qualche altro, nella casa del grammatico Verecondo, ritorno a Milano, s’iscrisse nell’elenco dei catecumeni, e, dopo aver seguito la catechesi preparatoria al battesimo, alla Eucaristia, ricevette il battesimo, insieme ad Alipio, l’amico carissimo, il figlio Adeodato, la notte del sabato Santo dell’anno 387.

Pacificato nello spirito, ritrovata la pace del cuore, Agostino decise, insieme alla comitiva africana che lo aveva seguito, di tornare in Africa. Mentre attendevano di salpare per l’Africa, la madre Monica si ammalò, e morì all’età di cinquantasei anni. Rimase a Roma circa un anno, poi fece ritorno in Africa; qui, a Tagaste, nella casa paterna, organizzò un abbozzo di monastero di amici, impegnati nella preghiera, nello studio e nella penitenza.

Venne ordinato sacerdote poi vescovo contro la sua volontà, ma, con grande spirito di umiltà e sottomissione alla volontà di Dio, ne accettò la responsabilità, impegnandosi a servire Dio nella Chiesa. Ciò fece per l’intera sua vita, offrendoci un esempio di assoluta dedizione di “servizio” fino alla morte. Morì, recitando i salmi penitenziali che, durante la malattia, si era fatto scrivere su fogli, attaccati alla parete di fronte al letto, piangendo di commozione per l’immensa bontà di Dio nei suoi riguardi. Morì nell’anno 430, mentre le orde barbariche di Genserico mettevano a ferro e a fuoco la città Di Ippona.. Così muoiono i santi.

 

 

P. Remo Piccolomini

 

 

LE OPERE

 

 

Possidio, discepolo e compagno di Agostino per circa quaranta anni, ha scritto, nella Vita di Agostino,che il suo eroe scrisse un’infinità di opere, divise in libri, dove coloro che non hanno la fortuna di sentirlo a viva voce, lo possono leggere nelle opere, “vivo”. Cosa voleva dire Possidio con l’aggettivo “vivo”? Voleva dire che Agostino, scrivendo e le sue opere, ha trasfuso in esse la sua ricca e affascinante esperienza, da sembrare di udirne la voce. Infatti le sue opere sono state tutte occasionate, richieste da fatti, avvenimenti o da amici. Una sola opera ha scritto di sua iniziativa: La Trinità.

Qui riporteremo solo l’elenco scheletrico del titolo delle sue opere, diremo però qualcosa di alcune: Le Confessioni, La Città di Dio e La Trinità.

Diamo qui l’elenco delle sue opere, pubblicate dalla Città Nuova Editrice e preparate dalla Nuova Biblioteca Agostiniana, che ne ha curato la traduzione bilingue (latino-italiano).

 

Opere autobiografiche:

Confessioni - Ritrattazioni.

 

Opere filosofiche - dogmatiche:

La controversia accademica - Il maestro - L'or­dine - Il libero arbitrio - La felicità - I soliloqui - La musica - La Trinità - La Città di Dio - La vera religione - L'utilità del credere - Fede e opere - La fede nelle cose che non si vedono.

 

Opere pastorali:

La regola - Dignità del matrimonio - Dignità della vedovanza - La santa verginità - La conti­nenza - La men­zogna - Il lavoro dei monaci - La cura dei morti -Agone cristiano - La catechesi ai principianti - La pazienza - I connubi adulterini.

 

Opere esegetiche:

La dottrina cristiana - Questioni sull'Ettateuco - Esposizione della lettera ai Galati - Genesi contro i Manichei - Discorso del Signore sulla montagna - Questioni sui Vangeli - Questioni sulla lettera ai Romani - Annotazioni su Giobbe - 17 questioni sul Vangelo di Matteo.

 

Opere polemiche:

La natura del bene - Disputa con Fortunato - I costumi della chiesa cattolica e i costumi dei manichei - Lo spirito e la lettera - Natura e grazia - La grazia di Cristo e il peccato originale - L'anima e la sua origine - Nozze e concupi­scenza - Grazia e libero arbitrio - Dono della perseveranza - Correzione e grazia - Predesti­nazione dei santi - Polemica con Giuliano.

 

Trattati:sono una lode a Dio buono e misericordioso

Commento al Vangelo di Giovanni - Commento all'Epistola di Giovanni - Esposizioni sui salmi - Discorsi

 

Si conservano inoltre più di 300 lettere.

 

LE CONFESSIONI

 

La Confessioni sono l’opera più letta, la più tradotta nelle varie lingue e la più studiata. Il significato della parola “Confessioni” è quello biblico e significa lodare Dio.

Le Confessioni sono prima di tutto una confessione di lode, poi una confessione dei  peccati, che è anch’essa lode a Dio buono e misericordioso, ed infine una confessione di fede, cioè di fedeltà a Dio e alla Sua Parola, le Scritture, che Agostino vuole studiare per vivere in sintonia con esse.

In conclusione possiamo dire che Le Confessioni sono “un cantico di lode e di adorazione, azione di grazie e palpito d’amore”. Chi loda è l’uomo peccatore, che è stato salvato, a lui spetta riconoscere il proprio peccato e lodare  la misericordia di Dio. Allora le Confessioni non sono tanto un’opera di uno scrittore, quanto una manifestazione dei più intimi sentimenti di gratitudine, di pentimento e di perdono, come bisogno del cuore di ogni uomo.

La conversione ne è il tema dominante ed è un cammino verso Dio per mezzo di Gesù Cristo e della Chiesa, fino alla consacrazione totale. Dio è presente in tutte le fasi della vita di Agostino dalla nascita alla morte.

La vita di Agostino è stata un lento e faticoso cammino dalle tenebre alla luce. La conversione è contenuta nei primi nove libri, ma il suo cammino prosegue negli altri libri (X – XIII) dove racconta il suo stato presente, nel X libro; negli altri tre (XI – XIII) commenta il primo libro della Genesi, la creazione, come omaggio e fedeltà alla parola di Dio,

La ragione che ha spinto Agostino a commentare i primi capitoli della Genesi è vista nei temi fondamentali della spiritualità agostiniana ivi presenti: la creazione, che stabilisce il rapporto di natura tra la creatura ed il Creatore; il tempo, la cui forza travolgente proietta l’uomo nella dissipazione del molteplice; la riflessione di Agostino è volta al ricupero del tempo nell’unità dell’anima che, trattenendo i momenti del tempo (passato, presente, futuro), diventa imitazione dell’eternità. La contemplazione agostiniana ha la capacità di raccogliere il disperso (diviso, sparpagliato) nell’Uno. Il terzo punto è rappresentato dai giorni della creazione che Agostino legge in senso allegorico, scorgendovi i gradini ascensionali verso Dio, terminanti nel sabato senza tramonto.

 

La Città di Dio

 

La Città di Dio è un’opera che ha impegnato Agostino dal 412 al 425/426. Pubblicata a più riprese: i primi tre libri nel 414, il IV e il V nel 415; nel 417 dal VI al X. Tutti gli altri dodici nel 425/426.

     L’ opera si divide in due grandi parti: la prima, più polemica ( libri I – X ) contro i pagani, volta, da una parte a sgretolare le accuse che i pagani addossavano ai cristiani di essere stati la causa della rovina di Romani per aver introdotto il culto del loro Dio al posto degli dèi pagani; dall’altra a dimostrare l’incapacità del paganesimo a risolvere i grandi problemi dell’uomo, sia della vita sociale terrena che della felicità eterna. Sono ingiuste le accuse dei pagani riguardanti il sacco di Roma del 410; molti Romani, infatti, si sono salvati rifugiandosi nelle chiesa cristiane. La sofferenza per quei tragici avvenimenti ha investito tutti buoni e cattivi, anche se diversa è stata la risposta. La decadenza dei costumi e il culto idolatrico sono state le vere cause. Il benessere dipende dalla giustizia e dalla pace; se Roma è stata grande, non è certo per la protezione degli dèi.  ma per la Provvidenza divina, che guida la storia dell’umanità. La mitologia pagana non ha alcun fondamento; i dèmoni di cui parla sono la personificazione delle passioni umane; non possono essere mediatori tra gli uomini e Dio. L’ unico Mediatore è Cristo Gesù, Dio e Uomo; Egli ne realizza tutte le condizioni. Il Suo sacrificio, che la Chiesa perpetua nei secoli, è il vero culto dovuto a Dio ( libri VI – X ).

La seconda parte è più positiva e propositiva. Agostino espone il punto di vista cristiano. Parte dalla creazione, anche degli angeli, parla della loro ribellione, della creazione dell’ uomo, dell’ unità del genere umano proveniente dall’ unica coppia, Adamo - Eva si sofferma quindi sul peccato e sulla morte, che è conseguenza del peccato, può anche trasformarsi in occasione di merito; infine delle passioni disordinate che mettono scompiglio nell’ uomo ( libri XI – XIV ).

La seconda sezione si apre con la descrizione del cammino della città di Dio: parte da Abele, il giusto, prosegue con il diluvio, Abramo, i Profeti che preannunziarono il Messia e la Chiesa, per continuare il cammino fino a Cristo ( libri XV – XVIII ). La terza sezione della seconda parte, che è conclusiva dell’opera e di grande rilevanza, affronta alcune questioni nodali:: 1) l’essenziale problema del “sommo bene e sommo male”; questione trattata anche dalla filosofia pagana ( Cicerone e Varrone in particolare) e il grande tema della pace che riguarda l’intera creazione. Si tratta del libro XIX, uno dei più importanti di tutta l’opera agostiniana La città di Dio e che è oggetto della nostra riflessione; 2) il giudizio finale e la falsità del millenarismo ( libro XX ) ( 22 ); 3) la sorte dei malvagi e le tesi dei cosiddetti “misericordiosi” ( libro XXI ) ( 23 ); 4) la risurrezione della carne e la felicità dei beati in cielo ( libro XXII) ( 24 ).

Abbiamo parlato di due grandi parti in cui è divisa l’opera agostiniana, ciò non significa però che tra di loro non ci sia relazione; Agostino stesso parla di un nesso stretto tra di esse ( 25 ): scrive per i pagani, scrive per i cristiani. La polemica è per difendere la verità, e la verità è per dare vigore alla polemica; il fine di tutto è sempre la verità. Nonostante le digressioni, la pesantezza dell’erudizione, il lungo periodo di composizione, La città di Dio non ha perduto la sua unità organica. L’impresa, comunque, è stata “grande e difficile ma Dio è nostro aiuto” ( 26 ), e l’opera si chiude infatti con le seguenti parole: ”Mi sembra di avere, con l’aiuto del Signore, adempiuto l’ impegno di quest’opera importante. Coloro per i quali è poco e coloro per i quali è troppo mi scusino; coloro per i quali è sufficiente rendano grazie rallegrandosi non con me, ma con Dio assieme a me. Amen” ( 27 ).

 

 

LA TRINITA'

 

In una lettera ad Aurelio, vescovo di Cartagine, Agostino confessa con una certa amarezza: “I libri sulla Trinità li ho cominciati che ero giovane e li ho pubblicati da vecchio” : Li iniziò nel 399, le redazione finale nel 420/421. I primi nove libri sono dedicati, a partire dalle divine Scritture, alla formulazione del mistero principale della fede cristiana: Dio è una natura in tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo. Mistero che l’uomo non potrà mai comprendere, ma solo accettare con umiltà, con fede, ed è la “certezza della fede che, in qualche misura, è inizio della conoscenza”. Da parte sua, Agostino, non vuole soltanto credere, ma aspira anche a vedere, cioè a penetrare, mediante l’intelligenza, le verità nascoste che la Sacra Scrittura gli offre. Così, una volta trovato Dio, sente ancora il bisogno di cercarlo, innanzi tutto perché non ritenga di aver trovato alcunché nello scoprire “quanto è incomprensibile ciò che cercava”, poi perché “diventa sempre migliore, cercando un bene così grande”. Ciò perché Dio è un bene tanto grande che più lo cerchi più lo devi cercare. Il libro sulla Trinità è un inno di lode e di ringraziamento a Dio.

La prima verità è che Dio è uno solo e che è pienamente esatto dire, credere e pensare che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono di un’unica e medesima sostanza o essenza. La distinzione delle Persone divine è data dalla missione di ciascuna di esse, così il Figlio che inviato da Padre, dice che ha avuto questo specifico compito, ma ciò non significa che è subordinato al Padre, perché è Dio come il Padre, ma che è stato inviato a compiere quella missione. Però, il Figlio, essendo stato inviato tra gli uomini, si è incarnato, si è fatto uomo, la subordinazione è solo perché si è fatto uomo.

La seconda parte del libro sulla Trinità è tutto dedicato a spiegare il rapporto di tale grande mistero con l’uomo. In altre parole, i misteri non sono belle verità che io devo contemplare, ma esse devono servire a dare senso alla mia vita cristiana. Ecco allora l’impegno di Agostino a trovare nell’uomo e nella natura tutte le immagini trinitarie possibile per dirci che: se Dio trinitario ha creato tutte le cose e l’uomo, ha lasciato, nell’opera della creazione, la sua impronta che, nell’uomo, chiamiamo “immagine”, nelle creature “vestigio, impronta”. Facciamo sono un esempio: l’uomo: egli è una persona, però esiste, pensa e ama; esiste, infatti se non esistesse, sarebbe nulla; pensa, il pensiero lo distingue dalle bestie; ama, senza amore non ci sarebbe comunicazione con gli altri. C’è, quindi, nell’unità della persona umana una certa trinità. Certo è un’immagine, che nel contempo è simile alla realtà, come l’immagine che vedi nello specchio, ma diversissima, perché la tua immagine dipende totalmente dalla realtà.

Così, essere immagine di Dio, oltre a garantire all’uomo di essere partecipe di Dio, al tempo stesso risuona per lui come un invito a dar conto di questa sua essenza, restituendo “a Dio quel che è di Dio” e volgendosi interamente verso di Lui, perché possa vederlo e goderne come le Sacre Scritture gli hanno preannunziato.

 

P. Remo Piccolomini